Ciao, Yasin, e grazie a te

Di

20141004canossa

di Matilde Canossa

faccinaGASshevekSe c’è una cosa che dovrebbe davvero far riflettere, quella è il messaggio di saluto di Yasin comparso venerdì sulla pagina Facebook “Yasin, un cittadino svizzero”. Dovrebbe far riflettere perché Yasin usa quel post non per recriminare (e pure, a mio parere, ne avrebbe ben diritto), ma per ringraziare: ringrazia amici, compagni, professori, la sua datrice di lavoro, gente che ha dimostrato la sua solidarietà in svariate occasioni, politici e giornalisti e anche la signora del supermercato che gli chiedeva ogni volta se potesse restare o no.

Perché tutto questo dovrebbe far riflettere? Perché significa che c’è tanta gente che ancora riesce a schierarsi dalla parte delle persone, tanta gente buona. Il problema è che spesso la gente buona non si vede, sembra invisibile. Forse perché queste persone preferiscono fare piuttosto che parlare? Non hanno bisogno di show, non hanno bisogno di cartelloni, non hanno bisogno di slogan perché le loro azioni dovrebbero già avere la potenza di uno slogan. Eppure pochi si accorgono di questi slogan silenziosi, perché siamo così abituati a parlare, a urlare, a sentenziare, che ci siamo dimenticati di cosa vuol dire “fare qualcosa” e farlo per gli altri.

Quindi grazie a te, Yasin. Grazie per averci ricordato che non tutte le persone sono come quelle che hanno voluto che tu lasciassi la Svizzera: c’è speranza, dobbiamo solo fare in modo che quegli slogan silenziosi diventino assordanti.

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