Ebola in partenza al binario 12…

Di

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di Artemisia

faccinaGASartemisiaLa notizia dell’autista xenofobo a Lugano ha fatto un triste giro, ormai. Per fortuna è un caso sporadico. Il Ticino in fondo è piccolo, ci sono i Leghisti, in valle di pomeriggio fa subito buio, alcuni genitori minacciano ancora i bimbi con il babau negro… però non è così dappertutto! O no?

No. Un tubo.

L’altro giorno ero in treno con un’amica, sgusciando tra Toscana e Lazio. Treno quasi vuoto, tempo uggioso ma non troppo. Una di quelle giornate perfette per farsi un giro.

Un bagno è occupato. Dopo qualche minuto ne esce un turista di colore, pulito, sistemato, ben vestito. Il simpatico omino in maglietta nera e lobodilatatore che aspetta di entrare lo rimbecca con coattissimo accento romanesco.

“Se non aaaa* pagato ‘rbigliétto n’è che te pòi nascondere dar controllore tutto ‘rtempo…”.

Il poveraccio lo guarda confuso. Risponde in un inglese buono e cortese, da madrelingua. Io allungo il collo. Discutono un attimo. L’omino di italica provenienza se ne va lungo il corridoio. Dopo un po’ il mortificato ragazzo di colore va a prendere la valigia e cambia direttamente scompartimento. L’aria di litigio era ancora bella carica, e infatti poco dopo il litigante rimasto si avvia verso il bagno, dal quale esce un suo amico, con il quale evidentemente faceva la fila.

Inizia il seguente discorso:

“Questi ce arrivano qui in Italia, poi lavorano, ci rubano i soldi, scopeno… e ‘un paga ‘rbiglétto, ma tanto ‘un gli fanno nulla…”

“Ma ‘nfatti, poi mòh aaaa sentito, è arrivato l’ebbola co’ quei tre ‘n Spagna. Oh, che poi ce la pijamo pure noi…”

Insomma, se il Ticinese non può adagiarsi sugli allori, può almeno avere la serenità di sapere che lo xenofobo terrorizzato e rozzo è caprone ovunque. E rompe i coglioni sui mezzi pubblici di un’area molto più vasta della Grande Lugano.

* Forma estremamente contratta in romanesco di “hai”.

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