L’apertura mentale e l’arte del fumetto

Di

20141010scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciLugano, 2036. La Triplice Alleanza Elvetica è al potere da 15 anni e ai confini del territorio c’è un alto muro di protezione. Il Quartiere Maghetti è fatiscente, piazza Riforma ritrovo del partito unico di governo, la città vista dall’alto è una distesa di grattacieli.

Il primo capitolo della saga “Corvi+Topi”, fumetto ideato e disegnato dal giovane ticinese Timothy Hofmann, presenta con pathos, azione e tutti gli ingredienti che hanno reso celebre il genere thriller-noir, l’incubo nel quale potremmo cadere – noi come chiunque al mondo – se il pensiero unico spiegasse la propria forza.

Le televisioni trasmettono documentari celebrativi, a scuola si è obbligati a cantare il Salmo tre volte al giorno, militari in schieramento anti-sommossa controllano che non ci siano disordini di alcun tipo quando parlano i maggiorenti del governo. Il libero pensiero è atrofizzato. Bloccato dal muro, metafora storica più che azzeccata, ma dispiegato da Florence, personaggio che impariamo a conoscere in questo primo avvincente episodio.

Leggendo impariamo la pericolosità delle normali intenzioni. Quella che può sembrare una boutade su un muro messo a dividere culture, pensieri e persone è stata un dramma del Novecento. Il pensiero unico non può esistere in una società democratica, perché una vera società democratica attraverso le votazioni non si chiude in sé stessa ma cerca di capire come aprirsi agli altri senza rinnegare niente di suo.

Questo fumetto insegna l’apertura mentale: nulla, di questi tempi, ci deve essere trasmesso con più tenacia.

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