L’URC e il gorilla

Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniE adesso saltano fuori i PPD: l’URC non funziona. Bene, bravi, bis! Che l’URC non funzioni non era difficile da capire: basta chiedere a campione sparso a quelli che escono dalla disoccupazione. Sempre che non ti tirino una randellata in testa.

Prendete un gorilla. Uno di quelli tristi e demotivati degli zoo. Quelli che stan lì seduti come ebeti e sputano per terra per poi risucchiare il loro sputo. Massimo divertimento. Ecco, dicevamo, prendiamo l’enorme primate e deponiamo a due metri da lui, sul cemento, una bella triglia di scoglio luccicante. Fresca fresca, che fino a due minuti fa sguazzava ancora in mezzo ai coralli. Tra le sue scaglie baluginano i raggi del sole. Sembra viva, ma è morta. Stecchita.

Dunque, anche se non siete Konrad Lorenz, arrivate a una conclusione senza nemmeno osservare i due rappresentanti del mondo animale. I due si ignorano. La triglia perché è morta, e questa condizione porta giocoforza a un disinteresse per le cose del mondo. Il gorilla prima di tutto perché è concentrato sul suo sputo e non ha voglia di fare altro e in seconda perché battuta le triglie non gli fanno una cippa. Insomma, dei pesci non gli frega niente. Per lui, prima la triglia se ne va per i fatti suoi, prima lui può continuare a risucchiare gnola concentrato senza fastidi.

Ecco, questa fine metafora serve a introdurre il concetto: il gorilla è l’impiegato dell’URC. È interessato ai suoi cazzi. Ha una quota di disoccupati da sistemare e gli frega solo di toglierseli dalle balle al più presto possibile. Che escano dal periodo quadro, trovino lavoro (ah! ah!) o muoiano per lui è indifferente. L’importante è ridurre la quota. La triglia è il disoccupato. Il gorilla non mangia triglie. Allo stesso modo, l’impiegato dell’URC non vede perché deve interessarsi a quello che per lui è solo un potenziale problema.

Delle due, una: o sostituiamo il gorilla con un gatto, o la triglia con una banana. Seguite di nuovo il tortuoso ragionamento scientifico. Se l’impiegato dell’URC (gatto) vede la triglia come un’opportunità e non un fastidio, è più facile che se ne interessi. Idem un gorilla con una banana.

Insomma, in primis, deve cambiare lo sguardo dell’impiegato nei confronti del disoccupato. Deve crederci lui per primo, se no non se ne fa nulla. Se il gorilla è convinto che tu sia una triglia e non riuscirai mai, nemmeno con mille sforzi, a diventare una banana non se ne esce.
Ma se, con uno sforzo di fantasia o un po’ di coaching, riusciamo a motivare il gorilla, quest’ultimo potrà vedere nelle triglia la potenziale banana nascosta.

Il punto non è se siete triglie o banane. Il punto è crederci. Comunque gli URC devono cambiare. Per esempio così…

  1. Formazione continua dei disoccupati: il disoccupato non deve mai rimanere fermo (modello scandinavo). Mai. Deve invece usare il tempo in cui non lavora per acquisire informazioni e capacità per ricollocarsi.
  2. Il disoccupato non è un peso, ma un’opportunità. Se non ci si crede, siamo ai piedi della scala.
  3. Il funzionario deve aiutare il disoccupato, anche psicologicamente, e avere a disposizione la rete più fitta possibile di contatti e incroci che permettano di ricollocare le persone.
  4. Il funzionario stesso deve seguire una formazione continua che lo motivi e lo direzioni nel solco di un unico pensiero: “Io sono una persona che aiuta altre persone che sono momentaneamente sfortunate, non una banda di grattaculi”.

Ecco, questa è la mia ricetta. Certo perfettibile e perfezionabile, mica c’ho il libro. Ma fino a che continuiamo a cercare di collocare la nostra gente tramite un ufficio che è stato progettato negli anni in cui per trovare lavoro bastava che pisciavi in un angolo e ti arrivava un’offerta… beh, la vedo grigia. Una riforma dell’URC e dei suoi compiti va assolutamente fatta. Certo che invece di parlare di tagli bisognerebbe avere il coraggio di investire… per trasformare le triglie in banane.

(Per gentile concessione del quindicinale “il Diavolo”)

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