Palme e Ambrosetti

Di

20141027lepori

di Carlo Lepori

faccinaGASlepori
“Ticino Business” non è la mia lettura preferita. È una rivista un po’ monotematica: “meno imposte per le imprese, meno regole per l’economia”. Ma la ricevo gratis (privilegi dei politici) e, da lettore compulsivo quale sono, non posso evitare di darle un’occhiata.

Sotto “strong opinion”, trovo l’editoriale di Franco Ambrosetti, presidente della Camera di commercio ticinese, dal titolo: “Riflessioni di un imprenditore”. E leggo:

“L’imprenditore ha una responsabilità etica, sociale, mette in gioco i propri soldi e può perdere l’azienda. Il mondo economico di oggi è popolato sempre meno da imprenditori e sempre più da manager (…) convinti che il guadagno personale venga prima di tutto.”

Forse l’immagine dell’imprenditore è un po’ ottocentesca (ricordate la famiglia Buddenbrook di Thomas Mann?), ma in fin dei conti mi piace. E condivido appieno la sua scarsa stima per i manager, dalla visione a corto termine. Perciò sto per dichiararmi soddisfatto, per una volta, della lettura di un articolo di “Ticino Business”, quando arrivo al finale. Passino le abituali stoccate agli statalisti che vogliono “togliere ai ricchi per dare ai bisognosi” perché “l’egualitarismo scatenatosi con la rivoluzione francese continua a imperversare”. Quel che mi lascia di stucco è la conclusione:

“Negli anni ’70 in Svezia ci aveva provato Olof Palme (a introdurre la statalizzazione, NdR). Ma qualcuno deve essersene accorto. Gli hanno sparato, uccidendolo mentre usciva da un cinema.”

Minacce di morte del presidente della Camera di commercio ticinese a chi vuole “rendere più equa la società”? Devo aver letto male: mi toccherà riaprire “Ticino Business”…

Nota storica: Il primo ministro svedese Olof Palme, del Partito Socialdemocratico svedese, è stato assassinato la sera del 28 febbraio 1986 a Stoccolma, mentre stava tornando a casa con sua moglie, senza guardie del corpo. Non è stato possibile chiarire l’autore e i motivi dell’assassinio.

(Foto: Oiving)

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