The Others

Di

20141027gb

di G.B.

Premessa:
Le vostre riflessioni ci interessano e ci stimolano. Per questo le pubblichiamo volentieri in una nuova rubrica dedicata alle lettere dei lettori, firmate o siglate, come preferite. Con una sola raccomandazione: seguendo la filosofia del GAS, siate sintetici e non superate le 1’500 battute (spazi compresi).
Cominciamo oggi con G.B.

Desidero farvi i complimenti per la vostra pagina, perché davvero avevo bisogno di vedere e leggere che esistono ancora delle persone che possono essere degne rappresentanti di un Paese sociale e amichevole, che può dare una mano a chi ne ha bisogno e difendere coloro che vengono costantemente insultati e denigrati perché sono stranieri o semplicemente la pensano in modo diverso.

Ormai le frasi più usate sull’argomento immigrazione sono: “Fö di ball”, “E allora tienili a casa tua”, “Basta mantenere ‘sti parassiti”. Tutto a testimonianza di come si stia sprofondando verso un neonazionalismo che oggettivamente inquieta parecchio. C’è un’isteria collettiva per l’aggettivo “europeo” che è diventato sinonimo di “irrimediabilmente sbagliato”. Mi fa senso vedere delle ragazzine che citano il mattinonline e insultano gli Italiani con “taglian da merda” o che sono già convinte che i richiedenti d’asilo siano tutti ladri. Oppure mamme che commentano delle situazioni delicate come quella dei bimbi dell’Ecuador con “Li accompagno io alla frontiera”. Mi mette a disagio vedere persone adulte che al bar affermano quasi con orgoglio: “Se difendere l’identità ticinese è essere razzista, allora sono fiero di essere razzista”.

Poco fa ho letto di un giovane che paragonava la situazione del mondo del lavoro ticinese a quella degli Ebrei negli Anni Trenta in Germania, dicendo che era ora di lottare contro “la $inistra”, colpevole di occuparsi solo degli “altri”. Ecco! Gli “altri”… è sempre colpa degli altri: rubano, posteggiano male, fregano il lavoro, sono loro a fare colonna, sono loro a inquinare, loro a guadagnare i nostri soldi, loro a commettere reati, loro a fare le risse essendo inclini alla violenza, loro che non ringraziano, loro che ci invadono con le moschee, il Corano e il velo.

I problemi di integrazione ci sono adesso e ci sono sempre stati da quando esistono l’emigrazione e l’immigrazione. Io ho 25 anni e sono svizzera, o meglio “svizzera Doc”, come piace tanto affermare oggi. Eppure sono infastidita e perfino depressa nel vedere come troppa gente scelga la via facile nel catalogare le persone per stereotipi e nel prendersela con tutti. Anzi, no: solo con gli altri.

Ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma chi sceglie di parlare almeno abbia un minimo di rispetto. Chi si offende nel sentirsi dare dello xenofobo e urla alla diffamazione forse dovrebbe anche farsi un piccolo esame di coscienza.

Quindi grazie di esserci!

(Foto: Amistad/Friendship/Juan Carlos Mar Ocejo)

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