Una volta c’erano le farfalle

Di

20141007mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniKevin si alzò dal letto. La sveglia virtuale con la registrazione delle campane di Balerna lo aveva fatto uscire dal profondo sonno indotto dalla flebo. Si spolverò stancamente le lenzuola dalla leggera fuliggine che si era depositata durante la notte. Si sollevò e accese i filtri per depurare l’aria: costava troppo tenerli accesi anche durante la notte, ma, siccome nel sonno il respiro si calmava e lui aveva meno bisogno di ossigeno, la procedura di solito funzionava. Un buon compromesso.

Kevin accese il bollitore e si fece un tè. Porca puttana, fuliggine anche nella tazza, non poteva lasciare fuori un cazzo.

Kevin, 24 anni e una faccia da schiaffi, il ciuffo biondo topo, si infilò la tuta grigia.

“Nuove opportunità di lavoro”, gli avevano detto. In effetti era stato vero: senza il raddoppio del Gottardo, lui il suo lavoro non lo avrebbe avuto. Lavorava alla catena di montaggio della Termok7, un’industria di punta nella fabbricazione dei filtri depuratori dell’aria a base di grafite. Con quei filtri non passava neanche un fottuto microbo. A casa tua potevi respirare aria di montagna senza la traccia di una nanoparticella. Bon, era una cosa per ricchi. Molto ricchi. Mica poteva permetterseli, lui.

Kevin indossò la mascherina e inforcò la bici elettrica a pedalata assistita, uno dei timidi tentativi del Governo per diminuire le emissioni. Un fallimento. Però viaggiava e non costava tanto.

Quando il Parlamento aveva ratificato il raddoppio del Gottardo e il referendum era stato bocciato, fu costruita la seconda canna. All’inizio il traffico era aumentato solo del 20%. Poi, sotto le pressioni dell’Europa, visto che ormai non avevamo più uno straccio di niente con cui contrattare, aprimmo le quattro corsie. Nell’arco di tre anni il traffico era raddoppiato. I casi di malattie polmonari nel Mendrisiotto anche. E a patire erano soprattutto i bambini: sono più vicini al suolo perché piccoli. In basso i gas ristagnano e i nostri figli assorbivano quantità spaventose di microparticelle cancerose.

Kevin vide un topo barcollare vicino a un tombino. Lo guardò con disinteresse. Ogni tanto i più deboli, coi polmoni devastati, uscivano a morire. Che merda.

Un sole malato faceva capolino con timidi raggi tra la foschia giallo-grigia. Almeno era una bella giornata, anche se per vedere ancora un cielo azzurro dovevi salire fin sul Generoso. Sua mamma, prima di prendere un enfisema che quando respirava la faceva sembrare una teiera (era morte sibilando, poverina), gli raccontava com’era il Ticino prima del grande traffico. Con i castagni in fiore, le api e le farfalle. Lui le farfalle le aveva viste solo a Phuket, quand’era andato in vacanza in Thailandia con la Samantha. Belle, le farfalle. Era costata un botto, quella vacanza. Tre anni di lavoro per risparmiare. Magari la sposava, la Sam. Bella ragazza. Peccato per l’asma: faceva fatica a fare tutto. Ma ormai la vita è così.

Kevin si allontanò pedalando, infilando via Andreoni per arrivare alla zona industriale, la sua schiena larga sotto la tuta grigia. Si allontanò, finché non diventò un puntino, sparì nella nebbia.

Ora c’era, un attimo dopo svaniva.


Possiamo cambiare il futuro di Kevin. Possiamo cambiare anche il nostro.

Oggi è partita la raccolta di firme contro il raddoppio del Gottardo. Non è una questione ambientale: è il nostro mondo che cambierà, e di sicuro non in meglio. Non facciamoci fregare un altra volta. Diciamo forte No alla devastazione della nostra piccola, meravigliosa e ricca terra.

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