Berlino, 25 anni dopo

Di

20141106scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinci25 anni dopo penso a David Bowie e la trilogia berlinese, ai Pink Floyd con il monumentale “The Wall”, a Christa Wolf con la sua arringa in Alexanderplatz il 4 novembre 1989. Al soldato della DDR che scappa da Berlino Est saltando il filo spinato, alle finestre di Bernauer Strasse murate. Agli U2 e agli angeli di Wim Wenders. Al racconto di un tifoso dell’Hertha rimasto chiuso a Est che il giorno della partita andava con la sua radiolina il più vicino possibile al Muro per captare la radiocronaca della sua squadra del cuore e occidentale. A “Goodbye Lenin” e la caccia ai cetrioli, a Christiane F.

Perché 25 anni dopo la caduta del Muro si potrebbero scrivere decine di articoli puramente geopolitici o storiografici. La situazione in Ucraina e la Linke che si avvia a governare la Turingia, land dell’ex DDR, potrebbero essere due ottimi temi di analisi su un Muro che è caduto cambiando per sempre la faccia del mondo ma non i suoi meccanismi. Così facendo, però, si perderebbe l’essenza dell’anima quasi pop di Berlino.

Nei miei soggiorni a Berlino ho imparato il senso della storia e della vita. E, come successo a molti miei coetanei, Berlino mi ha cambiato la vita stessa, prospettive e visioni, priorità e sensazioni. Perché Berlino ti cambia. Ti fa respirare, ti fa crescere, ti fa seguire la propria cicatrice di mattoni che segue il percorso del Muro e ti fa riflettere sull’incomunicabilità, sulle persone, su chi ti circonda. Diventi tutt’uno con l’ambiente. Passeggi lungo Unter den Linden e di fianco hai Starbucks, di fronte una bancarella di cimeli della DDR in vendita. Guardi oltre, verso quello che era l’Ovest. Pensi a Kennedy e a Willy Brandt. Ti senti parte della storia anche con un bratwurst in mano, a Berlino.

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