Contro la violenza su donne e ragazze

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di Pepita Vera Conforti

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25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza su donne e ragazze
I luoghi comuni sulla violenza contro le donne

  • Si pensa che gli autori di violenze sulle donne siano degli sconosciuti.
  • Si pensa che siano solo i poveracci a usare le botte per regolare le questioni familiari.
  • Si pensa che picchi solo chi abusa di sostanze.
  • Si pensa che solo le botte siano da considerarsi violenza.
  • Si pensa che, se non denunci o non ti separi, vuol dire che in fondo ti piace.
  • Si pensa che a picchiare le mogli siano gli stranieri.
  • Si pensa che la violenza sia solo una momentanea perdita di controllo.
  • Si pensa che, guarite le ferite, non ci siano conseguenze.

Tutto falso.

La maggioranza delle violenze che le donne subiscono si consuma tra le mura domestiche da parte di conoscenti, parenti, fidanzati, mariti ed ex. Non esiste un profilo tipicizzato dell’autore di violenza: il fenomeno è trasversale allo status sociale, alle nazionalità, alle religioni, all’età, alla formazione.

Le statistiche della polizia e della magistratura rappresentano la punta dell’iceberg: circa il 20% del fenomeno. Il legame tra chi subisce e chi infligge violenza rende particolarmente difficile uscire allo scoperto. Infatti equivale a dichiarare apertamente il fallimento personale, di una relazione o di un’immagine sociale da salvaguardare, senza contare la dipendenza economica o di statuto giuridico.

Nessuno nega che ci siano false denunce, ma rappresentano una percentuale bassissima rispetto alla realtà del fenomeno, anche se sui media ottengono maggior attenzione.

Se la violenza fisica è quella più conosciuta, anche altre possono considerarsi violenza domestica: i matrimoni forzati, le mutilazioni sessuali, l’umiliazione sistematica, l’isolamento e le minacce (violenza psicologica), il ritiro dei documenti, la reclusione in casa, il controllo prevaricante sulla gestione economica (violenza economica), la persecuzione (stalking). Questi comportamenti sono sistematici e seguono un ciclo ben preciso, tanto da concludersi con minacce terribili qualora vengano rivelate.

È frequente che l’alcool diventi fattore scatenante per l’autore, come pure una forma di automedicazione per la vittima, ma le violenze avvengono anche in altri contesti.

Le conseguenze fisiche e psicologiche sono gravi per tutti i membri della famiglia, sia vittime, sia autori e figli che assistono e vivono in un clima caratterizzato dalla violenza. Questi ultimi hanno un alto rischio di riprodurre le medesime relazioni disfunzionali in età adulta.

La dottoressa Marie-Claude Hofner, una delle massime esperte svizzere, ha dichiarato giovedì 20 novembre al terzo Convegno nazionale sulla violenza domestica che questa è da considerarsi un problema di salute pubblica e una vera e propria epidemia.

La violenza domestica non è una fatalità, ma una violazione dei diritti umani. Ricordiamolo sempre.

Per saperne di più.

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