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20141123scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciLa Svizzera ieri ha alzato al cielo la Coppa Davis andando oltre la furbesca scelta transalpina di giocare sulla terra rossa, superficie da sempre ostica per Roger Federer, oltre una polemica tra staff e famiglie del basilese e Wawrinka che neanche in Beautiful e montata ad arte da molta stampa sportiva internazionale, oltre il giocare nel freddo di Lille in uno stadio adatto al calcio ma sicuramente non al tennis indoor.

Wawrinka, vodese di padre tedesco con origini cecoslovacche e simbolo di un’integrazione oggi più che mai necessaria, ha mostrato la sua costante crescita. Il futuro, se saprà eliminare i blackout di Indian Wells e Roland Garros di quest’anno, è suo ed è dimostrato dalla semplicità con la quale venerdì ha fatto fuori il massiccio Tsonga. Ma ieri il proscenio era tutto per Roger, come fosse il perfetto finale di un film da Oscar: quando lo guardi alla tele ti sembra che sia tutto così facile da prendere una racchetta e credere di poter fare le stesse cose.

Federer, cosa rara per uno sportivo, è più intelligente che talentuoso. I complimenti fatti a Djokovic sul verde dell’All England Club pochi mesi fa, consapevole del fatto che forse l’ultimo treno per vincere ancora Wimbledon era passato, hanno fatto quasi commuovere, così come il ringraziamento a tutta la spedizione elvetica venuto spontaneo e molto prima del pensiero al proprio palmarès. Una lezione di stile lunga una carriera: nei trionfi, nel buio cosmico nel quale era precipitato nel 2013, nella conquista ieri dell’unico trofeo importante che gli mancava. Grazie, Roger.

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