Il LAC: una fiaba moderna

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20141112zommerman

(un lungo racconto) di Markus Hans Christian Andersen-Zommerman

faccinaGASzommermannC’era una volta, in un paese sul lago, un artista, regista e coreografo bravo bravo. Da giovane l’artista bravo bravo era cresciuto vicino a un mulino (o era vicino al Molino, non mi ricordo). Un giorno però l’artista, come tanti altri artisti, decise di partire e trovò una bella casetta in Canada (o Canadà). L’artista bravo bravo diventò anche famoso. Scrisse “Icaro” (replicato 700 volte) e tutto il pubblico lo applaudiva. Tutti lo volevano. Tutti invitavano l’artista bravo bravo a corte. Un giorno, dopo essersi esibito a Torino, un imperatore di nome Puttino lo invitò a creare le coreografie per un grande spettacolo con ospiti da tutto il mondo. Uno spettacolo che l’imepratore voleva organizzare per le sue dame e i suoi soci. L’artista bravo bravo accettò e lo spettacolo venne trasmesso in mondovisione. “Da dove viene”, si chiedevano tutti, “questo artista bravo bravo?”. “Dal paese sul lago”, risposero in molti. Ma in pochi sapevano che l’artista bravo bravo sentiva nostalgia di casa. In pochi sapevano che voleva tornare al suo mulino e iniziare a produrre nuovi spettacoli dal paese sul lago, che tanto amava.

Un giorno l’artista bravo bravo ricevette una letterina da una fatina, che pubblichiamo integralmente:

“Sono la fatina Giovanna e sono municipale del PLR del paese sul lago. Stiamo costruendo una nuova casa qui nel paese sul lago. Una casa verde che vuole ospitare tanti altri artisti come te e di cui tu potresti essere il testimonial e il portabandiera anche perché, visto che ormai sei famoso, sarebbe bello poter pubblicizzare questa nuova casa, di cui discutiamo da anni e che è stata votata all’unanimità anche dai Leghisti. Una casa che ci costerà moltissimi soldi, ma di cui tutti siamo fieri, visto che vorremmo farla visitare a tante altre persone che vengono da tutto il mondo e visto che il nostro paese sul lago non può vivere di sole banche e di capitale evaso al fisco italiano (sì, la fatina scrive frasi molto lunghe, NdR).
Se vuoi, caro artista bravo bravo, per farti tornare ti aiuteremo anche finanziariamente, perché a noi piace la cultura e crediamo che essa crei indotto economico. Sai, artista bravo bravo, ho letto che per ogni franco investito in cultura se ne generano almeno altri sei e per noi del paese sul lago sarebbe un onore riaverti con noi. La casa sarà molto bella anche se, per la parete di marmo verde del Guatemala, ammetto che è stata fatta una vera cazzata.
Saluti, la tua fatina Giovanna”.

L’artista bravo bravo rispose che effettivamente non vedeva l’ora di tornare. Poi però si accorse che il paese sul lago era diventato uno dei luoghi più cari al mondo e che la casetta in Canadà costava un po’ di meno. La fatina e l’artista bravo bravo decisero allora di stipulare un bel patto. Il paese sul lago avrebbe offerto all’artista bravo bravo e a tutta la sua Compagnia 250 mila franchi l’anno per tre anni. In cambio l’artista bravo bravo avrebbe portato in giro per il mondo l’immagine del paese sul lago (come luogo in cui la cultura nasce e cresce) e, soprattutto, si sarebbe impegnato a presentare la prima di ogni suo spettacolo nella casetta verde che sarebbe stata costruita (e ad ancorare il logo della casetta verde sui volantini di tutti i suoi spettacoli all’estero).

Un giorno però un orco cattivo e bianco di capelli iniziò a urlare: “Graggghhh! Brrreee! Uella, fuchi!”. E tutti si girarono e si chiesero: “Ma che cacchio ha ancora da brontolare?”. L’orco, che da anni rompeva le balle a tutti perché non voleva veder ultimata la casa verde degli artisti (anche perché alla sua azienda non era stato attribuito l’appalto per la costruzione), iniziò a prendersela con l’artista bravo bravo. “Non è bravo bravo, l’artista”, disse. “È cattivo cattivo. Brutto Brutto. Tutta colpa della Comsa. Referendum! Balivi! Graggghhh! Graggghhh!”. La fatina Giovanna (ma anche quel socialistaccio di Martino Rossi) tentarono di convincere l’orco dai capelli bianchi che per la città l’arrivo dell’artista bravo bravo sarebbe stato un affare. “Orco”, disse la fatina Giovanna, “abbiamo costruito una casa verde, ma ora vogliamo metterci dentro qualcuno di importante per iniziare con il piede giusto. Qualcuno di famoso in tutto il mondo per dare lustro al nostro progetto. Qualcuno oltretutto nato e cresciuto proprio da noi, nel paese sul lago, e che dunque non è uno di quei frontalieri che tanto odi. E poi, “ aggiunse la fatin, “capisco che tu sia contrario alla casa verde per i motivi tuoi e che tu stia tentando di sabotarla in ogni modo. Capisco che da anni tu continui a dire che sarà un flop e che sarà una cattedrale nel deserto. Però, caro orco, non puoi non volere l’artista bravo bravo. Perché, se non ci mettiamo l’artista bravo bravo, poi finisce che la casa verde sarà un flop per davvero. E sarà anche colpa tua”.

“Referendum! Balivi! Graggghhh! Graggghhh!”, ribatté l’orco arrabbiato. “Che se ne stia in Canadà, quell’artista cattivo cattivo. Di artisti e comunisti mangia-bambini ne abbiamo già troppi. Gli ho detto io di fare l’artista? Se vuole guadagnarsi i soldi che faccia un lavoro come tutti gli altri. Un lavoro vero, non il mimo. Graggghhh! Graggghhh! Referendum! Balivi! Giügum?”.

All’artista bravo bravo girarono un po’ le palle. Restò nella sua bella casetta in Canadà, continuò a girare il mondo, divenne sempre più famoso e tutti continuarono ad applaudire i suoi spettacoli giudicandoli geniali. La casetta verde nel paese sul lago invece restò vuota e tutti gli abitanti s’incazzarono perché, senza artisti bravi bravi, tutti quei soldi erano stati buttati nel cesso.

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