Il presidente americano più amato del Dopoguerra

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20141112mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniLa piazza del Rathaus Schöneberg, poi diventata Kennedy Platz. Lui di tre quarti, con il ciuffo ribelle spolverato dalla brezza e di fronte una marea di berlinesi, che solo un ventennio prima avevano preso una caterva di mazzate dai militari a stelle e strisce. “Ich bin ein Berliner”. La frase passata alla storia di quel discorso, famosa come quella di Martin Luther King: “I have a dream”. Da piccolo mi chiedevo perché un presidente americano dovesse dichiarare di essere un bombolone ripieno di marmellata. Se fosse stato a Parigi avrebbe detto: “Je suis une brioche”? E in Spagna: “Yo soy una crema catalana”? Poi, crescendo, capii che Kennedy voleva dire che anche lui era, metaforicamente, uno di Berlino, un tedesco. Voleva dire: “Mettiamo via le vecchie ruggini e lavoriamo insieme”.

Quel bel presidente in bianco e nero, nelle le foto un po’ sgranate la posa sicura appoggiata al leggio, i microfoni cicciotti degli Anni Sessanta, mica come quelli piccoli e magri di oggi. E quella miriade di puntolini che lo ascoltano estasiati. Sullo sfondo la Berlino della ricostruzione. Bruttina, coi palazzi costruiti sulle rovine di una guerra. Anche lì le foto di 20 anni prima ci riportano immagini di devastazione indicibile. Dove allora avevano dominato i calcinacci e le macerie svettavano come denti marci, c’era una folla adorante. Che amava la speranza. La speranza, incarnata da quel bel presidente di origine irlandese, che però coi suoi occhi chiari e i capelli castani sarebbe potuto davvero essere un berlinese. Un berlinese, uno di loro.

In quei brutti palazzi grigi, coi balconi strizzati di persone che lo guardano, c’è la storia del XX secolo. Una storia di guerra e disperazione ma soprattutto una storia di speranza. Speranza poi infranta a Dallas da un colpo di fucile. Mia madre mi raccontava della gente, che anche in Ticino piangeva in strada per la morte di Kennedy.

Che roba strana.

Oggi saremmo ancora capaci di avere questi enormi sentimenti? Sapremmo ancore investire questa incredibile speranza ed entusiasmo nel credere a una persona? Quando guardo quel bianco e nero sgranato, quei palazzi sfocati dalla foschia e quella folla immensa… beh, ne dubito.

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