La politica della facilità

Di

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di Michele Bettini (giurista, UniL)

Il mio professore di matematica al liceo mi rivelò la sostanziale differenza fra qualcosa di “facile” e qualcosa di “semplice”. Eh, sì, perché mentre qualcosa di “facile” lo possono fare tutti, se uno trova qualcosa di “semplice” essa non è nient’altro che una complessità risolta: prima era difficile, ma ora è diventata… “semplice”.

Secondo me la politica è qualcosa di semplice. I politici devono essere semplici e risolvere quella complessità che altrimenti nessuno capirebbe. In Ticino invece la facilità va di moda, anche per un candidato al Gran Consiglio come Oreste Pejman. Nuovo nell’arena politica, il 25 ottobre 2014 pubblica sulla sua pagina Facebook ufficiale sei idee cardinali, che dovrebbero essere semplici, ma risultano troppo facili.

Perciò vorrei analizzare con Oreste le sue idee e porgli qualche domanda aperta. L’utilizzo di strutture comunicative informali rispecchia la nostra vicinanza di età, geografia e indirizzo di studi.

1. Preferenza nel lavoro a chi abita in Ticino
Suona bene. Soprattutto per un cantone con il 3,9% di disoccupazione contro una media nazionale più bassa di 0,9 punti (settembre 2014). Non sarà però troppo facile?
Già, perché la nostra società tutela i diritti delle persone, e uno di essi è il diritto a non essere discriminato. L’articolo 8 comma 2 della Costituzione federale recita: “Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine (…)”. L’applicazione in ambito di legislazione cantonale sul lavoro è comprovata: vuol dire che legiferando per dare un lavoro prima a chi abita in Ticino si viola la Costituzione svizzera. Un bel problema. Ma magari tu intendevi suggerire di mettere sullo stesso piano tutti i lavoratori (ticinesi e non), quindi di eliminare il dumping salariale e stabilire un sistema più meritocratico. Questa sarebbe stata un’idea semplice.

2. Preferenza nella formazione a chi abita in Ticino
Questa idea mi sfugge. Il punto 1 era molto d’effetto, così hai deciso di riprenderlo e cambiare una parola? Facile e apparentemente efficace.
Peccato però che solo il 29% degli studenti iscritti all’Università della Svizzera Italiana (USI) sia ticinese (fonte: rapporto annuale USI 2012/2013). Che cosa vuol dire? Che 1’563 studenti su 2’490 iscritti sono esterni al Cantone. Siccome l’innovazione porta lavoro, caro Oreste, se dessimo preferenza nella formazione a chi abita in Ticino, escludendo gli altri, di innovazione non ne avremmo, poiché non avremmo più innovatori, e di lavoro neppure (sul tema: Enrico Moretti, “La nuova geografia del lavoro”, Mondadori 2013).
Ma magari tu intendevi puntare sull’estensione dei sussidi e sulle borse di studio, su nuovi metodi di riconversione professionale attraverso la formazione. Questa in effetti sarebbe stata un’idea semplice.

3. Contingenti
Se ci sono 6’210 disoccupati in Ticino (settembre 2014) e 62’458 frontalieri (2. trimestre 2014), il rimedio è facile: non accordare il permesso a 6’210 frontalieri per avere 6’210 posti di lavoro che si libererebbero creando la piena occupazione nel Cantone.
Oltre alla banalità matematica del pensiero, a livello giuridico stabilire dei contingenti andrebbe contro molte legislazioni, fra cui l’accordo per la libera circolazione delle persone (ALCP). Si vedano già solo i problemi legati alla votazione del 9 febbraio. Perché l’ALCP è importante? Perché indirettamente mi permette di studiare un semestre in Erasmus e lavorare in Europa grazie al progetto Leonardo. Perché senza di lui non ci sarebbe lo Human Brain Project al Politecnico federale di Losanna (EPFL), il Centro di calcolo a Manno e una buona parte dei professori dell’USI e della SUPSI. Già, in effetti con l’ALCP coloro che creano e inventano possono venire in Svizzera. Se l’accordo salta, i professori saltano con loro. I progetti anche. L’innovazione andrebbe di pari passo, le aziende partirebbero e la disoccupazione aumenterebbe (Moretti, 2013).
Ma magari tu intendevi intervenire per il reinserimento sociale, per accrescere la mobilità fra il Ticino e la Svizzera, per investire in poli di innovazione che creano lavoro. Questa sarebbe stata un’idea semplice.

4. Aiutare in primis i Ticinesi
Chiaro. Chiarissimo. Ma scusa, sei in gara per il Gran Consiglio, dove siedono i rappresentanti del nostro Cantone: è abbastanza ovvio che tu voglia aiutare i Ticinesi, no? Il fatto di mostrarlo sottintende che tu abbia dovuto optare per una scelta, forse? “Io mi candido e aiuto… sì, magari aiutare i Ticinesi è logico”. Dai, scriviamolo, così facciamo facilmente una buona impressione.
Qui hai fatto bene, per fare colpo non c’è nessuna soluzione più semplice di così.

5. Rispetto di regole e procedure
Vista la tua formazione giuridica, forse hai deciso di dare facilmente l’idea di qualcuno che “ne sa” con quest’ultimo punto. Tu lo chiami “chiudere in bellezza”, ma io lo chiamerei “parole a caso”: senza contestualizzazione, la tua frase non ha senso.
La Svizzera è al nono posto a livello mondiale quanto all’efficacia delle sue istituzioni e all’efficienza del suo governo (“Global competitiveness report 2014-2015”, WEF).
In pratica questo vuol dire che un cittadino comune può iniziare un’impresa commerciale senza compilare nessun modulo, che un contratto di lavoro standard è lungo sì e no due pagine, che il tempo medio per un processo nei tre gradi di giudizio è di 368 giorni: uno dei più bassi del mondo (dato OCSE).
Vista l’efficacia procedurale che abbiamo in Svizzera, cosa intendi allora quando parli di “rispetto di regole e procedure”? Magari vuoi chiarificare il ruolo di coloro che sono chiamati “padroncini”, gestire il fenomeno facendo in modo che rispettino le stesse regole e procedure dei Ticinesi? Per favore, rispondimi con qualcosa di semplice…

Quello che mi ha spinto a scrivere questo breve articolo è la convinzione per la quale la politica non può essere un gioco e nemmeno una piazza per gli affari personali. Tutti conosciamo la radice greca del termine “politica”: “polis”, che attiene alla città. Quindi l’arte di amministrare la cosa pubblica. Un’arte non ludica e senza interessi personali (ricordo che nell’antica Grecia la proprietà privata non esisteva). Spero di essere riuscito, mantenendo il rispetto che tutti meritano, a chiarire l’assurdità di un piano ideologico totalmente fine a sé stesso, ridondante e asciutto. Proprio come sembra essere tutta la campagna del candidato Oreste Pejman.

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