Amadou

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di Artichoke

Amadou ha 64 anni. È un uomo energico giunto dal Senegal in Europa quasi 10 anni fa, già cinquantenne suonato e in compagnia di suo figlio. È un uomo dalle spalle larghe e a malapena brizzolato, di quelli che a scoprire la sua età ci rimani davvero male, ed è una persona di educazione squisita, che tutti i giorni ti saluta con uno squillante “ Ohhhh! Comment ça va? Difficile, la vie!”. Non insiste mai per l’euro che non puoi dare, e anzi a volte è lui a offrire il caffè, con il suo sorriso malinconico e pieno di dignità. Ha la sua merce addosso e rimane molto spesso ad aspettare che qualcuno vada da lui perché ne ha bisogno, invece di vagare di tavolo in tavolo.

Amadou ha un permesso di soggiorno regolare, vive con altri ambulanti senegalesi un po’ in periferia, ogni mattina arriva presto tenendosi lontano dalle zone troppo turistiche e troppo caotiche, dove stanno i giovani, e la sera prende la corriera delle 19, perché è vecchio. D’estate per circa un mese si trascina nel caldo torrido del Ramadan, con discrezione, senza dar fastidio a nessuno con i suoi usi e costumi islamici. E non ha mai rotto le balle a me coi miei panini al prosciutto.

Dopo qualche mese che lo incontravo regolarmente, Amadou si è entusiasmato molto intuendo che parlavo francese, la sua lingua madre, e ha iniziato a parlare della sua famiglia, per una volta in cui la barriera linguistica era del tutto abbattuta. Dopo qualche anno a Milano a vendere libri, il figlio è tornato in Senegal e si è sposato, utilizzando i modesti soldi guadagnati come ambulante per aprire una piccola attività, mentre Amadou ha deciso di restare nonostante il parere avverso del resto della famiglia.

Gli mancano moltissimo i suoi nipoti, eppure si permette di tornare in Senegal solo una volta ogni due o tre anni. Perché, mi spiega indicando la tazzina del caffè, da lui con 1 euro compri 3 chili di merluzzo. Ogni giorno, ogni centesimo che guadagna, per la sua famiglia significa un tenore di vita dignitoso e alcune sicurezze in più per la vecchiaia che rimanda di stagione in stagione. Ancora un po’. Sempre un altro po’.

Perché “dopo” sia sempre un pizzico migliore.

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