Elogio del Canetti

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Di

20141228sirica

di Fabrizio Sirica

Oggi Locarno perde un pezzo di sé stessa. La cantina Canetti chiude per far spazio ad appartamenti destinati a ricchi anziani svizzero-tedeschi e a un nuovo, chiccosissimo lounge bar: l’ennesimo elegantissimo locale in cui pagare 8 franchi un bicchiere di apparenza.

È difficile far capire a chi non lo conosce cos’è il Canetti. Mi piace pensarlo come un luogo del popolo, un posto dove il banchiere si mescola al commesso, dove le differenze dettate da una società votata all’apparenza e agli status symbol si appiattiscono e davanti a un bicchiere di vino si dialoga e ci si mescola allegramente.

Se non lo conoscete, immaginatelo, questo locale dei Locarnesi, dove ad attenderti e a versarti da bere non c’era l’anonimo cameriere che ti dava del Lei, ma facce conosciute appartenenti a una grande famiglia, che con il loro modo di porsi ti facevano sentire accolto. Tra i rustici tavoli di legno, su pareti affollate da quadri e attorniato da bottiglie di vino d’annata (ricoperte con quel filo di polvere che dava loro ancora più fascino), si è ritrovata per decenni la popolazione di Locarno: giovani, anziani, politici… Chissenefrega della categoria in cui ti riconoscevano: davanti a quel minestrone eri un normale cittadino. Al Canetti i pranzi di lavoro diventavano un momento piacevole e le serate con gli amici ti permettevano di conoscerne di nuovi.

Perché, quando vogliamo staccare, non è di locali di lusso o di maschere che abbiamo bisogno, ma di luoghi in cui poter essere sereni, ascoltati e in cui ci sentiamo parte di qualcosa.

Tutto questo oggi muore per far spazio alla sterilità del business. Il Canetti muore perché non siamo riusciti a difenderlo, perché, nonostante le svariate manifestazioni di affetto del popolo, la logica economica ha prevalso, schiacciandoci e privandoci di un posto appartenente al popolo.

Ma ora in alto i calici per l’ultimo brindisi: elogio di un luogo che è stato parte di tutti i Locarnesi.

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