I Cantoni dicono No a Berna

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciTra i vari sostenitori di Ecopop, soprattutto in Ticino, vigeva come parola d’ordine quella di votare Sì “per mandare un segnale a Berna” e per ottenere in fretta l’applicazione dell’iniziativa dell’UDC approvata il 9 febbraio.

Ora, i democentristi hanno dato tre anni di tempo per l’attuazione, quindi tutto questo sbraitare è francamente incomprensibile. In più, le volte in cui il Governo prova a districarsi nel casino totale che è l’applicazione di questa iniziativa, vaga pure nelle virgole, c’è qualche istituzione che fa capire come le cose peggiorerebbero. Oggi è stato il turno dei Cantoni.

Con l’aggiunta dal peso specifico rilevante di Basilea Città e Basilea Campagna di ieri, i Cantoni hanno criticato aspramente il Governo federale per la decisione di diminuire di 2’000 unità i lavoratori specializzati extra UE/AELS ammessi dall’anno prossimo. “Deplorevole”: così è stata giudicata questa scelta da parte della Conferenza dei direttori cantonali dell’Economia pubblica. Mica male.

Torniamo al solito refrain. Che il mercato del lavoro in Ticino sia in condizioni gravi non lo nega nessuno, anche se il teatrino messo in piedi ieri in Gestione ha dimostrato quale sia l’unica parte politica davvero interessata al suo miglioramento. Ma il contingentamento sarà su scala nazionale. Allora lo spieghi il Governo alle case farmaceutiche renane che non possono assumere uno specializzato straniero anche perché a Sud delle Alpi un Cantone un po’ bizzoso e con regole alla buona non è capace nemmeno di istituire controlli sui salari e sulle e condizioni di lavoro.

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