Isomorfismi*

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Di

20141219redazione
della Redazione

faccinaGASufficialePremessa:
La vita è proprio strana. Passeggiavamo immersi nei nostri pensieri, quando l’occhio ci è caduto su un quaderno abbandonato su una panchina. Chi lo avrà lasciato lì? La discrezione avrebbe imposto di non impicciarsi, ma… incuriositi, lo abbiamo sfogliato, se non altro per risalire al proprietario e restituirglielo. E abbiamo scoperto un diario intimo. Senza un nome né un indirizzo. Però lì dentro c’è una vita. Una vita interessante e istruttiva. Allora, con l’intento di condividere alcune di quelle vicende, ne ricopieremo qui qualche pagina significativa.

Caro diario,

se ci ripenso, stento a capacitarmene. Sembrava tutto così… come dire?… normale. Sereno, soprattutto. Cos’altro avrei potuto chiedere di più in un rapporto di coppia? Questa separazione è stata davvero un fulmine a ciel sereno.

Certo, nessuna relazione è perfetta. Per esempio, lui insisteva per avere un figlio. Lo desideravo anch’io, sia chiaro. Ma, dopo alcuni aborti spontanei, era difficile e lo sapevamo entrambi. Però proprio adesso la nascita del nostro bambino, tanto bella e inattesa, con questa nuova vita promettente, la prossima generazione della nostra famiglia, avrebbe dovuto soddisfare ogni suo desiderio di paternità. Invece…

…invece niente. Perché lui mi ha lasciata. Scaricata. Come se nulla fosse. Senza una parola di rimpianto. Dopo grandi promesse. Dopo un nuovo, recente impegno solenne nella nostra avventura insieme. Mi ha mollata. Buttata via come una vecchia ciabatta.

“La decisione era maturata da tempo”, va dicendo adesso, “perché non c’era più sintonia e il confronto era vissuto negativamente”. C’era un problema di autoreferenzialità, aggiunge, tanto da non farlo sentire a suo agio quando io lo mettevo di fronte a decisioni già prese. Per questo da mesi era insoddisfatto. E insomma nel nostro rapporto non si trovava più.

Ma allora perché farmi delle promesse solenni ancora pochi giorni fa? Perché non coinvolgermi prima, subito, alle prime avvisaglie di insicurezza e di crisi? Cribbio, era mio marito! Mica il gatto di casa! Mi aveva mai lanciato qualche segnale? Aveva mai provato a parlare con me? Quante, quante occasioni abbiamo avuto per confrontarci? Infinite. Gli spazi e i momenti per discutere, nella nostra famiglia, ci sono sempre stati. Anzi, ricordo ore innumerevoli perse a discutere degli argomenti più strani. Del resto, se lo metteva a disagio parlare con me dei fondamenti della nostra relazione, avrebbe potuto scrivermi una lettera, per esempio. Macché: mai nemmeno due righe. E poi ero io quella incapace di comunicare? Ci avesse mai provato lui, almeno…

Non solo: meno di due minuti dopo avermi scaricata, già stava con un’altra. In pratica, mi ha mollata solo quando ha trovato un’altra disposta a pigliarselo. Eppure nemmeno questo ha avuto il coraggio di dirmi: l’ho scoperto solo perché mi è stato riferito da altri. E lei, l’altra, più giovane di me, “ha una marcia in più”. E con lei “c’è dialogo”. Proprio così, dice. Agli altri, non a me. Infatti mi evita, adesso. Ed evita ogni possibile occasione in cui potremmo incontrarci.

Ora io dovrei essere incazzata. O quanto meno ferita, col mio cuore infranto e la mia delusione amorosa. Ma sai che c’è? No. Ci penso e ci ripenso e… no. Non riesco. Nemmanco mi viene. Anzi, mi sento perfino sollevata. In fin dei conti, mi dico, chi è capace di trattarmi in questo modo merita solo di essere abbandonato al proprio destino. E ‘fanculo.

Perciò vada. Vada pure con lei. Ché poi la conosco, quella. L’ho bazzicata anch’io, tanto tempo fa. Un bel tipetto. Se io sono autoreferenziale e con me non si può parlare… beh, casca proprio bene, con lei. Ha trovato quella giusta, va’. È tutta dialogo e apertura, quella là.

Ci sarà da ridere, ci sarà.

Intanto io sto qui sul fiume e aspetto.

* “Si parla di ‘isomorfismo’ quando due strutture complesse si possono applicare l’una sull’altra, cioè far corrispondere l’una all’altra, in modo tale che per ogni parte di una delle strutture ci sia una parte corrispondente nell’altra struttura; in questo contesto diciamo che due parti sono ‘corrispondenti’ se hanno un ruolo simile nelle rispettive strutture.”
(D. Hofstadter – “Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante”, p. 54).

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