La vera storia della famiglia sfrattata

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di Giaci Tannino

faccinaGAStanninoÈ di questi giorni la notizia che in un comune argoviese, Moosleerau, una famiglia svizzera sarebbe stata sfrattata di casa per lasciare posto a dei richiedenti l’asilo. Secondo un articolo della SRF, i richiedenti sarebbero due. La notizia, apparsa dapprima sul “Blick”, viene messa giù dura, come se il Comune avesse, di fatto, buttato in mezzo alla strada la famiglia in questione. Chiaramente i “giornalisti” nostrani del mattinonline ci sbavano subito sopra, prendendo la notizia del Blick, tagliuzzandola a dovere e mettendola in salsa xenofoba. Ottimo lavoro, in linea con le loro abitudini. Però, se proprio si vuole andare a fondo alla vicenda, basta andare sul sito del comune di Moosleerau e leggerne la presa di posizione. Ma andiamo con ordine.

Come ogni Comune del Canton Argovia, anche Moosleerau deve poter accogliere un certo numero di richiedenti l’asilo: lo dice la legge cantonale. Dato che Moosleerau non poteva prendersi carico di queste persone, come controparte versava 10 mila franchi annui al Cantone. Una tassa che dal prossimo anno aumenterà considerevolmente.

Siccome il numero di richiedenti l’asilo è in aumento, Moosleerau non può più evitare di farsene carico e dunque, dopo una riunione del Consiglio comunale, si decide di utilizzare un edificio di proprietà comunale, la Schulhaus. Purtroppo in quella casa vive una famigliola composta da due adulti e un ragazzo. Allora, nel pieno rispetto dei termini legali, il Comune, proprietario dello stabile, concede alla famiglia quattro mesi per lasciare l’appartamento. Mica una settimana o qualche giorno: quattro mesi.

20141204tannino2Il Comune agisce nel pieno rispetto delle regole: avvisa i condomini che entro quattro mesi, ossia per il 31 marzo, devono lasciare l’appartamento (un 4 locali e mezzo per 1‘250 franchi al mese) e inoltre, sempre stando alla presa di posizione, lo stesso comune si dichiara disponibile ad aiutare la famigliola nella ricerca di un alloggio il più possibile simile al precedente, sempre nello stesso paese anche per le necessità scolastiche del ragazzo. In data 3 dicembre un privato cittadino mette a disposizione un appartamento delle stesse dimensioni in termini di locali e praticamente allo stesso prezzo. Data di entrata? All’indomani del 31 marzo, il 1. aprile. La famigliola è salva: ha l’appartamento. Tutto questo nel giro di pochi giorni.

Intanto qui da noi si scatena un polverone che non finisce più. Oltre al mattinonline, la vicenda rimasticata in salsa xenofoba viene riciclata un po’ dappertutto sui social media. Anche il nostro vecchio amico Oreste ci casca in pieno. Ha ragione: è giusto chiedersi che cosa c’è dietro. Poi però bisogna anche provare a cercare le risposte senza il paraocchi dell’intolleranza. Lui non lo ha fatto. Troppo sforzo, si vede. Noi lo abbiamo fatto e adesso vogliamo proprio vedere se ritratterà.

Perché? Perché si cerca sempre di sparare a vista. Basta che sia asilante o straniero o anche solo frontaliero. Fare un articolo andare a fondo alle storie è comodo e fa audience.

Questa è l’ennesima prova (come se ce ne fosse bisogno) che certe testate fomentano odio e basta. Nessuna informazione e, al suo posto, solo il marcio delle storie. Il marcio non c’è? Non importa: puoi sempre inventarlo. Tanto chi controlla?

Mai una spiegazione. Mai una cronaca completa. Basta che sia negro e che vada infangato per bene.

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