Le sentinelle

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20141222mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniOgni tanto, quando qualcuno dei miei amici mi chiede se non sono stufo, rispondo: “A volte sì. Ma noi non possiamo mollare: siamo sentinelle”. E siamo sempre esistiti: eravamo gli antagonisti. Quelli con le idee strane e controverse. Eravamo gli spaccaballe: quelli diversi dagli altri.

Ai tempi dei faraoni eravamo l’FLP, il Fronte dei lavoratori delle piramidi, e organizzavamo gli schiavi in gruppi di lavoro per discutere dell’economia egiziana in rapporto allo sfruttamento della manodopera straniera. Eravamo gli unici a rompere le balle per garantire un salario minimo ai fabbricanti di mattoni ebrei. Eravamo con Gesù, a scartavetrare gli zebedei per dare dignità alle prostitute e ai Farisei (anche se ci stavano un po’ sulle balle). La crocifissione ce la siamo persa perché eravamo a un’assemblea dei fabbricanti di croci che rivendicavano mezzo sesterzio in più al mese e le vacanze pagate. Poi ai tempi dell’antica Roma facevamo i sit in davanti al Colosseo, con gli animalisti contro i maltrattamenti dei leoni e per un trattamento più umano dei Cristiani, chiedendo che venissero strangolati prima di darli in pasto alle belve.

Abbiamo attraversato la Storia rompendo i coglioni, andando controcorrente, difendendo i diritti dei più deboli e dei reietti. Abbiamo combattuto battaglie impossibili, cercando di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.

In Terra santa siamo andati al seguito dei Crociati, ricordando loro a ogni bivacco quanto fosse importante garantire i diritti dei Musulmani e rispettare le religioni altrui per una sana e cordiale convivenza. Non è che poi ci abbiano ascoltato molto. Durante la Riforma protestante eravamo con le sette hussite, quelle di cristiani rivoluzionari a favore dei contadini e dei poveri. I principi tedeschi affogarono le nostre rivendicazioni in un lago di sangue, ma la Storia ci ricorda ancora.

Durante la Rivoluzione francese ci siamo divertiti un sacco, ma la cosa ci è un po’ scappata di mano. Penso che a un certo punto abbiamo pero la testa.

La Storia continuava e noi eravamo sempre sulle barricate, a strillare, a prendere fucilate o baionettate. Credevamo davvero in un mondo migliore. Lo strano è che non ci arrendevamo mai. La nostra corrente è sempre esistita e si è cibata di sogni. A volte sbagliati, a volte traditi, ma belli e puri.

C’è stata la meravigliosa esperienza della Rivoluzione russa, col Palazzo d’inverno e la rivolta di contadini, operai e soldati. Per una volta ci avevano ascoltati. Poi è arrivato Stalin e ce la siamo presa nel culo lunga due spanne e abbiamo agonizzato coi nostri sogni nei gulag.

Negli Anni Venti e Trenta finivamo al confino o nei campi di lavoro perché avevamo la pessima idea di dire cosa pensavamo di Mussolini e Hitler. Poi siamo andati sulle montagne di Grecia, Italia e Albania con soli compagni un moschetto, la fame e le nostre idee. Abbiamo battuto le steppe russe morendo di freddo pur di far saltare una camionetta nazista. Ci siamo battuti in Norvegia per difendere i nostri Ebrei. Eravamo con Schindler, Perlasca e gli svizzeri Grüninger e Lutz, che salvarono migliaia di persone dai forni crematori.

Siamo stati col fiato sospeso a seguire il Che, Camilo e Fidel sulla Sierra.

Poi ci siamo rotti le teste contro i manganelli della polizia nel ’68 e un po’ abbiamo tradito anche quei sogni. Abbiamo accolto gli amici cileni che scappavano dalla loro terra, abbiamo protestato contro l’Apartheid sudafricano e pianto per la rivoluzione del Salvador.

E oggi siamo ancora qua. Per difendere asilanti, stranieri, Musulmani e Ticinesi da qualcosa di gretto che avanza. Perché crediamo davvero che si possa convivere aiutandosi, che si possa combattere il padrone che ci soffoca, che se ne approfitta. Perché la Storia ci ha insegnato che nelle guerre fra poveri muoiono solo poveri.

Ecco perché quando mi chiedono, quando ci chiedono se non siamo stanchi o stufi, rispondiamo: “No. Noi siamo le sentinelle: non possiamo mollare”.

E forse non abbiamo fatto tanto. Ma se non ci fossimo stati il mondo sarebbe di sicuro un posto peggiore dove far vivere i nostri figli.

È una delle poche cose certe della nostra vita, non credete?

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