Una cosa che comincia per F

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20141223cagnotti

di Marco Cagnotti

faccinaGAScagnottiAlcuni fenomeni prendono avvio così, nell’indifferenza generale. Una battuta. Una frase cretina. Un concetto demenziale spacciato per normale. Una minaccia subdola e sottovalutata. Poi, a un certo momento, quando ti accorgi del disastro, è troppo tardi. E allora capisci che le radici stavano lì: nell’indifferenza generale, all’inizio.

Nel 2012, durante una manifestazione all’Università della Svizzera Italiana contro la realizzazione della TAV in val di Susa, la polizia è intervenuta energicamente per sgombrare una sala. Sono scoppiati dei tafferugli a seguito dei quali, pare, un agente è stato colpito con un’asta. Inoltre è stato distribuito un volantino nel quale si invitava a trovare le differenze fra Norman Gobbi e Hermann Göring. Di entrambe le azioni è stato accusato un docente di geografia. Due giorni fa si è concluso il processo e…

…e il giudice Mauro Ermani lo ha assolto da entrambe le accuse, dopo aver studiato il caso, visionato le registrazioni, valutato le prove e le testimonianze. Anzi, ha concluso, chi le prese dalla polizia fu proprio il docente. Riguardo al volantino, Ermani ha così deciso:

“Considerata la tiratura limitata del volantino e visto che Gobbi appartiene a un partito che da questo punto di vista non è proprio immacolato, l’imputato è condannato a versare al ministro l’importo simbolico di 1 franco”.

Traduzione: “Non fate le verginelle, ché voi ne fate di peggio e su scala più ampia”. E fin qui tutto bene: viviamo in uno Stato di diritto e giustizia è fatta.

Vomitevole però è la reazione di Attilio Bignasca che, secondo quanto riportato dal “Corriere del Ticino”, ha dichiarato ai microfoni della RSI:

“Ermani non è più al suo posto. È andato oltre e agiremo a ogni livello istituzionale per far sì che in futuro non ricopra più quel ruolo”.

Anni fa un giornalista fu aspramente redarguito da un magistrato sul “Corriere del Ticino” per aver sommessamente criticato, dopo aver sentito autorevoli pareri, l’eccessiva mitezza di una sentenza. Oggi il capo della Lega, il partito di maggioranza in Governo, minaccia e chiede la rimozione di un giudice che, nella piena autonomia della propria funzione, ha sentenziato a sfavore del ministro della giustizia della Lega, perché la sentenza non è di suo gradimento. Qualcuno si alzerà per prendere le parti di questo giudice e difendere l’autonomia della magistratura… oppure tutto è possibile, tutto è concesso? Di fronte a quale schifo ci troviamo?

Questa cosa ha un nome. È una cosa che comincia per F. E prende avvio proprio così, in maniera subdola e schifosa, quando succedono queste cose, quando si dicono queste frasi, quando nessuno reagisce, si scandalizza, nemmeno ci fa caso.

(Foto: Comugnero Silvana)

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