E poi Berna non ci considera…

Di

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciL’ennesimo “Vi faremo sapere” ottenuto dalla delegazione ticinese che si è recata a Berna pochi giorni fa dovrebbe far porre al nostro Cantone qualche umile domanda sul perché oltre Gottardo non ci caghino pari.

Verrebbe da dire che un Consiglio federale, posto davanti all’emergenza del mercato del lavoro, invece che ascoltare fantomatiche supposizioni di Cantone a statuto speciale potrebbe dire: “Scusate, le leggi anti dumping e i regolamenti a esse connessi sono di materia cantonale: perché non fate nulla?”. E vallo a spiegare alla Destra, che lascia ammuffire in Cancelleria l’iniziativa popolare sul lavoro da tre anni.

A chi si lamenta della sostituzione della manodopera locale con quella frontaliera lo stesso Consiglio federale potrebbe rispondere: “Sì, ok, ma perché lo permettete? Conoscete Ginevra, la città dove gioca il Servette? Ecco, lì hanno approvato un regolamento cantonale che obbliga gli enti pubblici a dare la precedenza ai curriculum dei residenti”. Ma qui le imprese edili, bacino elettorale della Destra, farebbero immediatamente mancare i voti a chi li obbligherebbe ad assumere Ticinesi.

Va bene far casino, in campagna elettorale poi qualcuno sostiene possa portare vantaggi. Il fatto però è che la politica – in teoria eh! – dovrebbe essere una cosa seria. Anche i bambini sanno che certe materie sono soprattutto di competenza cantonale, e anche i bambini ormai sanno grazie a quali partiti certe iniziative e certe riforme non sono state attuate.

Però la colpa è sempre o di Berna o di Bertoli, mai loro. E vabbe’.

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