Il nostro Central Park

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniE finalmente è fatta. Dopo anni di promesse, tentennamenti e giravolte, anche il Parco del Piano diventerà realtà, ridando slancio alla meravigliosa piana alluvionale, strappata dai nostri avi nell’Ottocento alle paludi, con al suo apice quel gioiello protetto a livello Federale che sono le bolle di Magadino. Per due cose abbiamo lottato: un decennio fa per far sparire la draga Ferrari, una vergogna a cielo aperto, una draga per inerti che scavava la sabbia all’imbocco di una zona protetta, poi, più di recente, per la famosa Variante 95, che avrebbe sfregiato questa terra verde e fiorita cedendo al Dio dell’asfalto. Ora il Parco dovrebbe essere realtà. O, meglio, dovrebbe essere almeno protetto.

Il Piano di Magadino è l’unica distesa di vasti appezzamenti agricoli inframmezzati da foreste, campi e bolle rimasto in Ticino: una rarità, ormai, in una terra che solo un secolo fa era selvaggia e glabra di prati e oggi non ha più un centimetro quadro non edificato. Anche i paesi attorno al Parco sono ormai prossimi alla saturazione, mentre i terreni edificabili sono ormai rimasti una piccola percentuale. Bello, il Parco, una figata, ma andando avanti così rischia di diventare una specie di Central Park circondato dalla città. Se il trend di questi anni prosegue ancora per un paio di decenni, questo triste epilogo è garantito: uno splendido rettangolo di verde che sfocia nel lago, completamente circondato da asfalto, cemento e villette a schiera. E allora più che un parco naturale sarà una grande zona di svago per residenti e le papere o le rane le vedremo nelle gabbie e nei terrari.

Penso allora che la sfida dei prossimi anni sarà fare in modo che il Parco del Piano sia un vero “parco”, collegato alla montagna da vie di passaggio per la fauna, e non uno sterile rettangolo verde con le papere addomesticate. Insomma, un regalo per le generazioni future.

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