Il punto di vista di un ratto

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20140105skunkworks

di SkunkWorks

Sono un frontaliere, o un ratto se preferite, e mi piacerebbe fare alcune considerazioni:

Partiamo anzitutto da alcuni dati certi. I disoccupati in Canton Ticino a novembre 2014 erano il 4.4% della popolazione attiva, cioè 7’014 persone (fonte: DFE), mentre i frontalieri erano circa 62’481 nello stesso periodo (fonte: GdP). Dunque, se la matematica è la stessa a Nord e a Sud della cortina di Chiasso, parliamo di 7’014 posti “rubati” a fronte di 55’467 posti di lavoro che esistono (e producono valore aggiunto, cioè ricchezza e tasse) grazie ai frontalieri. Che poi i 7’014 posti siano “rubati” sarebbe onestamente da dimostrare, visto che una certa percentuale di disoccupazione è fisiologica in qualsiasi società.

Rimanendo agli oltre 55 mila posti che producono ricchezza, chiunque vive e lavora nel Cantone ha sotto gli occhi una realtà incontrovertibile: grazie ai frontalieri non solo possono svolgersi i cantieri delle grandi (AlpTransit, Ustra eccetera) e delle piccole (la casetta, la pavimentazione della strada comunale) opere, ma è anche possibile avere personale altamente qualificato come medici, infermieri, tecnici di laboratorio, ingegneri, progettisti meccanici, chimici e via dicendo: personale che le scuole del Cantone non formano, o lo fanno ma in numero insufficiente.

E allora, formaggio rubato?

Già, si potrebbe offrire tutto questo lavoro a cittadini svizzeri di altri Cantoni… Mai vista però la coda degli Zurighesi che lasciano il posto in banca per venire a lavorare come pavimentatori a Biasca, o degli ingegneri ginevrini pronti a fare carte false per un posto di bracciante nella solatìa Contone.

Oppure si potrebbero “importare” queste decine di migliaia di lavoratori e stabilirli nel Cantone come residenti. Ma già sento l’urlo di dolore alzarsi da via Monte Boglia per l’attentato alla purezza della razza.

Allora i signori Quadri, Rusconi, & C. dovrebbero spiegare concretamente ai cittadini di questo Cantone come pensano, senza i frontalieri, di garantire il mantenimento e lo sviluppo industriale del territorio con le loro fantastiche idee ottocentesche (già, perché è di quel secolo l’idea di dipingere lo straniero come un topo che rosicchia l’altrui formaggio). O forse il loro fine ultimo è far tornare il Cantone a essere un baliaggio confederato?

La verità è che tanto il Cantone quanto l’Italia hanno bisogno di questi 55mila e oltre lavoratori. Lavoratori che accettano una posizione non certo tutelata in Patria, e ultimamente ancor meno dal Cantone, per null’altro che sia non lavorare sodo umilmente e senza pretese.

La verità è che si tratta di una delle poche situazioni che qualcuno definirebbe win-win, cioè in cui tutti hanno da guadagnare qualcosa. Ma che qualcuno, per un mero e bieco tornaconto elettorale, sta rovinando.

A tutti i Ticinesi chiedo di pensare per un momento concretamente a cosa ne sarebbe dell’economia cantonale (e di conseguenza del proprio avvenire e di quello dei propri figli) senza i frontalieri.

Alla classe politica ticinese chiedo invece di lasciar fuori dai propri giochi elettorali lavoratori onesti e meritevoli di rispetto e di andare a cercare le vere origini del dumping salariale presso chi ne approfitta: personaggi certo meno paganti elettoralmente da colpire.

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