Je suis Ahmed

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Di

20150109gianini

di Spillo

La satira sanguina, oggi, morta sopra vignette e provocazioni. Due terroristi. 12 morti. L’Europa piange, l’Occidente si sente colpito. E “Je suis Charlie” è il denominatore comune in queste ore di cordoglio.

Ma io non ci sto, io non sono Charlie, e non per fare sterile polemica. Ma “Je suis Ahmed”, il poliziotto musulmano freddato in nome del suo Dio su un anonimo marciapiede di Parigi mentre proteggeva Charlie. E piango, per Charlie, con tutto il mio cuore.

Osservo con amarezza la superficialità e l’ipocrisia di queste ore: Charlie sono 12 persone uccise a Parigi, nel cuore dell’Europa, e Ahmed sono le migliaia di persone morte negli ultimi anni per mano dei medesimi terroristi, gli stessi che l’Occidente ha armato e finanziato, a partire dal sostegno statunitense ai talebani e agli altri movimenti che si opponevano alla rivoluzione democratica afghana, ed è proseguito con gli affari tre le famiglie Bush e Bin Laden nell’indifferenza occidentale, e ancora con il foraggiamento e l’armamento fino all’altro giorno (e forse ancora oggi) agli integralisti in Libia e in Siria poi confluiti nell’ISIS. Siamo noi che abbiamo ammazzato Ahmed, con l’arroganza del denaro e la supponenza di una politica estera aggressiva e imperialista. Ed è lì che nasce l’integralismo virale che vediamo oggi. Nasce in Afghanistan, dopo che l’occidentale di turno viene a casa vostra e vi ammazza tutti i parenti in nome della “democrazia”? Ma tutti proprio: fratelli, sorelle, zii, genitori, nonni. E nasce nella povertà occidentale: nelle banlieue francesi e nei quartieri popolari europei, dove i giovani sono emarginati dalla società e non hanno altro che la criminalità e la religione. E in questo contesto è facile che si facciano ammalliare da messaggi di lotta e di riscatto.

E se non sono i terroristi, grazie al nostro sostegno, ad ammazzare Ahmed, allora siamo noi direttamente. Siamo noi con le bombe per la democrazia (contro gli stessi che prima finanziavamo) o con i droni che ammazzano solo perché forse potresti collaborare con un terrorista. Capito? Niente processo, niente democrazia. Forse è possibile che tu abbia fatto qualcosa, e allora io ti spappolo con un missile. Quel che è certo è che Ahmed muore, ma è solo un “danno collaterale” per l’Occidente.

Ahmed era in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Yemen, in Pakistan e in mille altri luoghi, ed è morto per la democrazia occidentale (mica per il petrolio o per la voglia di sostituire governi scomodi: scherziamo?). Ma quale democrazia? Quella che permette di ammazzare senza processo? Oppure di intervenire in altri Paesi per i nostri interessi? Quella che ammazza Ahmed e lo classifica come “danno collaterale”?

Il mondo piange per Charlie, che vale uno, ma io voglio ricordare anche Ahmed, morto su quel marciapiede, che ne rappresenta altri mille, morti nell’indifferenza e anzi col sostegno dell’Europa.

E a chi vorrebbe far passare questi episodi non come una conseguenza delle nostre politiche ma come una sorta di istinto presente in ogni musulmano voglio rispondere con una citazione del mio amico Corrado, uomo di satira: “L’Islam ci sta colonizzando. Dovremmo insegnare ai nostri figli a contrastare quest’ondata di integralismo insegnando meglio i valori cristiani a scuola. Poi, alle Superiori, forniamo loro un’ armatura, una spada e uno scudo e mandiamoli a Gerusalemme a liberare il Santo Sepolcro”.

Io sono Ahmed, per la democrazia, quella vera, e quindi per ogni forma di libertà, anche quella di espressione.

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