La sicurezza e la paura

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniNegli ultimi anni la parola “sicurezza” sembra essere diventato un mantra. E sembra pure che non si possa più nemmeno lasciare un pargolo in giardino a giocare con le biglie senza che ce lo rapiscano. Non parliamo poi degli assembramenti di facinorosi asilanti che chiacchierano tra loro in lingue sconosciute, bevendo birra.

Certo quella di oggi non è la Svizzera dei campi di grano e delle vacche con la cioca che conoscevamo 70 anni fa. Allora conoscevi tutti, e il massimo del crimine era il Pepp che di notte spostava il confine del campo di 30 centimetri. Ma i tempi sono un ciccinino cambiati. La gente si muove (anche noi), è arrivata la globalizzazione e la popolazione è aumentata. Pensate che solo nel 1980 era di 260 mila persone: 120 mila meno di oggi.

Però la sicurezza, tanto sbandierata da tutti (anche se è sacrosanto pretendere la sicurezza), è un po’ una balla. Il buon Saverio Snider, portavoce della procura ci racconta:

“Va detto subito che anche lo scorso anno (come sempre a partire almeno dal 2011) sono aumentati gli spazi che i media dedicano agli eventi di cronaca nera e di cronaca giudiziaria, nonché ai temi generali legati alla sicurezza dei cittadini. A dire il vero non è che i reati siano aumentati: aumentata è, invece, l’attenzione che ad essi riservano i giornalisti. Un fenomeno per molti versi comprensibile, ma che comporta in sé, in qualche occasione, il rischio dell’esagerazione, dell’enfatizzazione, della corsa allo scoop finalizzata solo a se stessa. E non credo che questo sia un bene per la serenità (che pure esiste) del nostro convivere civile, e per la tranquillità anche psicologica dei cittadini”.

Detto in parole povere: nonostante le percezioni della popolazione, viziate da alcuni media, il crimine rimane tendenzialmente costante. E certe testate hanno tutti gli interessi a soffiare sulle paure (ribadisco: sacrosante) della gente per farle credere che vive nel Far West e non nel tranquillo Ticino. È vero: ci sono i furti, i borseggi, gli omicidi. Ma il nostro tasso di criminalità e tra i più bassi in Svizzera (Lugano è ritenuta addirittura la città più sicura dopo Winterthur) e si attesta quasi al 58,2% rispetto alla media nazionale. Studi dell’Università di Zurigo mostrano inoltre che i controlli alle frontiere non hanno in realtà rilevanza rispetto al numero di reati.

Questa è la realtà. Poi chiunque può dire che gli hanno rubato in casa o che gli hanno tirato un cazzotto all’uscita di una discoteca. Ma questi reati devono finire in una statistica e non servire per un isterico richiamo al terrore. Il Ticino non è più quello degli Anni Quaranta, è vero. Ma è anche vero che 70 anni fa vivevamo quasi tutti di agricoltura dividendo una stanza in otto e ci alzavamo alle 5 di mattina a mungere le vacche. Che si fa, si torna indietro?

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