Mettiamoci di traverso

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Di

20141231narzisi

di Marco Narzisi

Doverosa premessa: provengo da una tradizione politica come quella italiana che, al di là della decadenza dell’ultimo ventennio, ha prodotto comunque personaggi di elevatissimo spessore politico e morale da Destra a Sinistra, da Berlinguer fino a Sandro Pertini, passando per Nenni, De Gasperi, La Malfa e via dicendo. Un sistema politico in cui esiste una contrapposizione ideologica storicamente fortissima, per cui il Governo attuale, fondato sulle cosiddette “larghe intese”, è un’eccezione.

Per questo motivo mi ha sempre incuriosito e affascinato il sistema politico svizzero, collegiale e fondato sulla costante ricerca di un compromesso, oltre che dal prevalere dell’interesse di governo rispetto a quello di partito. Ora, dopo il 9 febbraio, nel momento in cui nascono le prime misure attuative e considerata la becera propaganda attorno al tema, caratterizzata da virulenti attacchi a chiunque soltanto osi porre legittimi dubbi sulla reale attuabilità delle decisioni prese a livello popolare oltre che sulla loro opportunità una domanda sorge spontanea: cosa ci fa la Sinistra al governo con l’UDC e tutti i partiti che hanno appoggiato da sempre l’iniziativa contro l’immigrazione di massa o che ora ne cavalcano l’onda demagogica?

È sensato e coerente con una secolare storia di tolleranza e internazionalismo il fatto che i nostri rappresentanti in Consiglio federale di fatto siano artefici di decisioni che vanno in senso opposto a ciò, senza nessuna possibilità di distinguo delle diverse posizioni? Possiamo girarci dall’altra parte in nome di un principio di collegialità che di fronte a determinati temi mette in crisi la nostra stessa radice ideologica e i nostri valori, pur di mantenere i nostri seggi in Consiglio federale e perpetuare lo status quo? È ancora sensato rimanere in un governo che, con una sola voce e senza distinguo, raccomanda di votare contro tutte le proposte che la Sinistra propone per la costruzione di una nuova giustizia sociale, partendo dal salario minimo, dall’iniziativa 1:12 e arrivando alla cassa malati pubblica, al reddito di cittadinanza e via dicendo?

Penso che come Socialisti abbiamo il dovere di metterci di traverso all’avanzare del populismo becero e xenofobo, e questo dovere va oltre qualsiasi convenzione, prassi costituzionale o tradizione. Ce lo impongono la nostra storia, i nostri valori, la nostra tradizione politica centenaria, e nessuna “formula magica” può né dovrebbe costringerci ad alcun compromesso sui grandi temi sociali che sono la spina dorsale del nostro credo politico. Dovremmo avere la possibilità di dire chiaramente ai nostri elettori: “Noi non ci stiamo, se la votino loro!”.

Ecco perché io sostengo la necessità per il PS di mettere seriamente in dubbio l’assetto attuale, anche a costo di rompere con qualsiasi tipo di “formula magica” e andare all’opposizione: non possiamo mettere anche la nostra firma e la nostra faccia accanto a quella dei populisti e di chi li accompagna per pura convenienza, non possiamo essere complici di decisioni assurde e catastrofiche, ma anzi dovremmo stare fermi sulla loro strada, a dire loro in faccia che “No pasaran”. Chi porta avanti certe idee deve avere la totale responsabilità politica di metterle in pratica e metterci la faccia per poi farsi giudicare dagli elettori.

Compagni, ribadisco, bisogna mettersi di traverso, anche a costo di rinunciare a stare in Governo e fare quello che, diciamolo, siamo sempre stati storicamente bravissimi a fare: opposizione costruttiva nel complesso, ma dura, tenace e senza sconti nella pratica. Ci mettano loro la faccia, non noi. Se li votino loro i contingenti. Siano loro a indicare col dito chi resta e chi se ne deve andare. Io sono favorevole al maggioritario: chi vince le elezioni governi, poi vedremo se sono altrettanto bravi a governare da soli come lo sono a fare propaganda demagogica.

(Foto: Dodo von den Bergen)

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