Quel che si chiama “fascismo”

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20150121krumira

di Krumira

Vivere è una faccenda complessa e, mentre l’uomo medio nella sua tiepida casa si arrabatta per districarsi tra aumenti della cassa malati, disoccupazione, punti Migros e offerte last minute, il fascismo in Europa cresce. Cresce in Italia e cresce anche in Ticino.

Cremona, una piccola città, domenica sera scorsa, una giornata di un derby calcistico che non fa notizia, si è trasformata nello scenario dell’aggressione, premeditata, armata e brutale di una cinquantina di fascisti di Casa Pound verso le poche persone che si trovano al centro sociale Dardoni. Emilio Visigalli è stato colpito alla testa con calci e pugni e il pestaggio è continuato anche quando l’uomo di 49 anni era a terra. I compagni hanno faticato a trascinarlo via dal selciato, dove versava in gravissime condizioni. Ora si trova in ospedale, in coma, con una grave emorragia cerebrale e forse non ce la farà.

Il fascismo, tendiamo a dimenticarcene, è quella cosa schifosa e putrida che si allarga a macchia d’olio ogni volta che la società civile si distrae e smette di presidiare il diritto alla libertà di essere, fare e pensare nel rispetto del prossimo.
Fascismo che offende, fascismo che intimidisce, fascismo che ferisce e uccide gli innocenti, sempre. Fascismo di Stato è quello sionista. Fascismo strisciante è quello dei gruppi islamofob, omofobi, antistranieri, antidiritti che spuntano come funghi in tutta Europa.

In Ticino ancora alla violenza non si è arrivati, per fortuna. Ma alle aggressioni verbali e alle minacce di morte sui social media sì. Nel nostro piccolo, il fascismo si manifesta con i presidi ai valichi doganali. E pure con l’inveterata abitudine di alzare la voce e battere i pugni sul tavolo, che indifferente alla storia e ai suoi drammi reitera il “prima i nòss” e che domenica dopo domenica ha annichilito le nostre coscienze.

Di fronte alla recrudescenza del fascismo c’è bisogno di un risveglio collettivo, di vedere teste alzate e occhi vigili pronti a fermare e denunciare le violenze, i soprusi, gli abusi che quotidianamente si compiono nell’indifferenza collettiva. Stupri al territorio che abitiamo, svenduto a palazzinari senza scrupoli. Stupri alla dignità delle donne, sbattute a gambe aperte nella terza di copertina ogni domenica. Stupri alla nostra intelligenza ogni volta che uno slogan populista viene fatto passare per una soluzione a un problema reale.

Il fascismo non passerà, i compagni sono con te: Emilio, resisti!

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