Quella clausola galeotta

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Di

20141231narzisi

di Shevek

faccinaGASshevekBasterà il 70%? Noi si voleva l’80, tuttavia anche il 70 non è poi malaccio, dai. Senza contare il sollievo per la piazza finanziaria. E allora chi ci rimetterà?

A far bene i conti, noi no. Anzi ci guadagniamo. 15 milioni, pare. Che non son tanti, ma sputaci sopra, comunque. Forse un po’ meno, magari. Però almeno noi non ci perdiamo. E neppure lo Stato italiano. Ci rimetteranno i frontalieri, ovvio: molti pagheranno più tasse. Ma sai che c’è? Chissenefrega: già si son beccati un aumento dello stipendio senza far nulla, solo grazie allo sblocco del cambio fra euro e franco, e già ci fregano il lavoro… mica dei loro problemi dovremo preoccuparci noialtri, Ticinesotti fessi?

Quindi ci sarebbe da esser contenti. Del resto anche la piazza finanziaria elvetica tira un sospiro di sollievo e, a medio-lungo termine, all’orizzonte si intravede pure la cancellazione dalla black list. E allora?

E allora non va bene lo stesso. Non va bene perché in quella bozza di accordo c’è una clausola. Una di quelle cose piccole, messe lì in poche righe, così le scorri veloce senza prestare troppa attenzione. Però, se ci torni sopra e ci rifletti, ti accorgi che… ops! C’è una rogna.

La rogna è presto detta: tutto il bel quadretto si frantuma se la Svizzera applica il contingentamento. È chiaro il concetto? Se mettiamo in atto quanto deciso il 9 febbraio scorso, ossia i contingenti, la vacca sacra degli iniziativisti, l’accordo si sbriciola e si torna alla situazione precedente.

Orrore e raccapriccio! L’esito delle urne, il volere del popolo sovrano, svenduto per pochi milioni! Difatti ecco lì i Verdi e la Lega a bestemmiare perché le esigenze del Ticino sono state ignorate. Perché per noi i contingenti sono essenziali. Del resto il popolo ha deciso e ora bisogna darsi una mossa e applicarli, ‘sti contingenti. UE o non UE. Bilaterali o non Bilaterali. Basta cincischiare. Basta cazzeggiare. I contingenti non possono essere svenduti.

C’è però un piccolo dettaglio. Quando si fa un accordo, lo si fa sempre in due. E un po’ si prende e un po’ si molla. Non si può arrivare al tavolo negoziale e pretendere soltanto. Non solo: quando si discute in vista di un accordo, i rapporti di forza contano. Contano tanto. Sarebbe tanto più bello se potessimo amarci e rispettarci e capirci con l’amore. Ma di fatto dietro ogni accordo politico, militare, sindacale, commerciale si nasconde la forza. Ossia il ricatto: “Se tu non fai questo per me, io non faccio quell’altro per te”.

Bene, adesso poniamoci un paio di domande. Anzitutto, quanto conta il Ticino in Svizzera? E poi quanto conta la Svizzera in Europa? 350 mila abitanti, 8 milioni, 500 milioni. Possiamo anche mandare qualche Ticinese a Berna a strillare un po’ e qualche Svizzero a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo. Ma, onestamente, con quali argomenti convincenti? Se la controparte risponde con una pernacchia, noialtri che si fa?

Questo è il mondo globalizzato, nel quale le ragioni dell’economia, dei commerci, delle merci, del profitto contano più delle ragioni degli esseri umani. E la forza conta tanto. Non è un mondo bello. Non è nemmeno un mondo tanto umano. Eppure così è e, come direbbe Hegel, “ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”. Perciò bisogna venire a patti con questa realtà. Da un lato insistere fin dove si può sfoderando tutta la forza dei propri argomenti. Ma dall’altro prendere atto delle proprie possibilità realistiche e non esigere la botte piena e la moglie ubriaca. Soprattutto, alla fine, non mettersi a fare le piangine.

Anche perché poi, per dirla tutta, il casino lo ha combinato chi, un anno fa, ci disse di stare tranquilli, che sarebbe andato tutto bene, che l’Europa avrebbe accettato i contingenti con un sorriso, che i Bilaterali non erano a rischio. E il 70% di Ticinesi a crederci. C.V.D.

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