Sassolini che vanno via dalle scarpe

Di

20150114narzisi

di Marco Narzisi

Provate a non essere svizzeri al 100% e a fare una qualsiasi osservazione lievemente critica a uno Svizzero medio su qualsiasi aspetto della vita in Svizzera: dal governo alla scuola, dal cibo alle donne, fino allo sport. Provate a leggere i commenti su certi portali di “informazione”, e non parlo solo di quelli associati a un giornale che esce la domenica, e le risposte che avrete saranno in generale del tipo seguente:

“Tu cosa vuoi? Vieni qui a sputare nel piatto dove mangi!”

“Eh, cosa parli tu, che in Italia invece…”

“Se non ti sta bene tornatene a casa tua.”

In sostanza, sembra che se non si ha la patente di Vero Svizzero non è possibile esprimere nessuna opinione che non sia una lode della Grande Madre Patria Elvezia. O che il fatto che altrove succeda di peggio sia un motivo sufficiente per dire che va bene così, una sorta di gara a chi dà più torto all’altro.

No, non va bene così.

La cacca puzza: questo è un assioma, e se sono io, povero terroncello, a dirlo, o sei tu, puro patrizio della Val Qualcosa, continua a puzzare. Il fatto che tu non mi permetta di dirlo non ne diminuisce il lezzo, né tanto meno tu puoi pretendere che io mi tappi il naso per non farti dispiacere o per non sembrare un ingrato: quella continua a puzzare.

E no, non serve che mi dimostri che altrove puzza di più, amico mio, perché questo non toglie il tanfo. Amico Patrizio, hai davvero tanto bisogno di pensare che altrove vada peggio per sentirti realizzato? Hai davvero bisogno del Fantozzi di turno per sentirti migliore di qualcun altro e sopportare quella puzza, che ora pian piano inizia a entrare dalla tua finestra?

(Questa è la mia preferita.) E poi, caro Patrizio, devo rivelarti una cosa: anche se magari a te non fa piacere, adesso questa è anche casa mia. Vivo, mangio, lavoro, respiro qui, ho messo radici nel tuo orticello, qui produco ricchezza e benessere, qui pago le tasse e gli oneri sociali, caro Patrizio, e se sento la puzza anche in casa mia di sicuro non mi tapperò il naso, non starò zitto a ringraziare per la gentile e magnanima concessione di poter soggiornare nel tuo splendido Paese (e non sono ironico: davvero io amo questa terra).

Caro Patrizio, puoi anche far finta di non sentire la puzza pur di non darmi soddisfazione, ma fino a quando potrai resistere senza vomitare?

E ti svelo un segreto, caro Patrizio: quella non è cacca.

Quella puzza che senti non se ne va se la sposti, perché è tutta intorno a te, sommersa da quelli come te che fanno finta di niente perché “si è sempre fatto così e allora va bene così”.

Quella puzza si chiama assenza di tutele per il lavoratore, si chiama liberismo sfrenato, salari da fame perfettamente legali, strapotere del padrone. Si chiama sistema scolastico dove non sei una persona ma una media di voti, dove per uno 0,2 sei fuori da un futuro che sognavi perché magari stavi sul culo a quel dannato insegnante, anche se non vali meno di uno che ha preso 0,2 più di te (e ben venga la riforma: era ora!). Si chiama speculazione sugli affitti, case sfitte piuttosto che a prezzi popolari. Si chiama assicurazione privata che ha in mano la tua salute e la gestisce in base al marketing. Si chiama becero razzismo e islamofobia dilagante. Si chiama terzo tasso al mondo di morti giovanili violente, altrimenti detto altissimo numero di suicidi.

Tu tappati pure il naso, caro Patrizio, e dimmi pure che quello che sento è profumo di fiori e che sono un ingrato se non lo aspiro a pieni polmoni. Tu respira pure la merda. Io continuerò a sbattertela sotto il naso. E se ormai sei abituato mi dispiace, ma ho già in mano paletta e secchio.

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