Sessismo: riparliamone

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di Marco Cagnotti

faccinaGAScagnottiOra che tutti sembrano essersi dati una calmata, ora che pure Gianni Righinetti e il “Corriere del Ticino” hanno finito di rimestare in una minestra ormai fredda (sempre sul pezzo, eh!… graaande giornalismo!) e ora che ben altri e assillanti problemi agitano il Paese… forse, giusto per concedersi un momento di relax, si può tornare a parlare di sessismo. Con pacatezza e senza polemiche.

Cominciamo col chiarire i punti fermi, con un briciolo di onestà intellettuale.

La bellezza è soggettiva, ma certe persone sono più attraenti di altre, almeno per la maggioranza della collettività. C’è chi preferisce le bionde e chi le rosse, chi quelli con i bicipiti e la tartaruga e chi invece gli intellettuali un po’ effeminati, però in generale se uno/a è attraente… beh, più o meno tutti/e lo vedono. Perciò dissento dalla tesi di Pepita: non siete tutte gnocche così come noi non siamo tutti gnocchi (e lo specchio impietoso me lo conferma ogni mattina in bagno).

Inoltre chi è bello/a di solito lo sa. Alcuni/e se ne fregano, altri/e ci marciano un po’, altri/e ancora ci marciano parecchio. Sono scelte: non voglio dare un giudizio morale.

Esser belli, brutti o così così non è né un merito né una colpa. Però la bellezza è una caratteristica che favorisce chi la possiede. Non prendiamoci per i fondelli negandolo: è così e basta. Se sei bello/a, la gente ti considera meglio, a prescindere.

Da ultimo, avvenenza e altri talenti sono scollegati. In particolare non c’entra nulla la bellezza con l’intelligenza e la cultura. Le equazioni “gnocco = scemo” e “ciospo = intelligente” sono cazzate, dai. Il mondo è pieno di ciospi/e deficienti e ignoranti e di gnocchi/e geniali.

Questo non è sessismo. Questo è solo prendere atto della realtà. Così come non è sessismo constatare le differenze fra uomini e donne, nel fisico e nella psicologia. Con tutti i distinguo necessari e le sfumature possibili, ovvio. Ma siamo diversi. Si può anche discutere sull’influsso della cultura sulla psiche, ma il pene e la vagina, la barba e le mestruazioni non sono costrutti culturali.

Sessismo è invece ipotizzare la superiorità degli uni sulle altre (e pure il contrario, sia chiaro). Sessismo è anche sfruttare l’avvenenza fisica, e solo quella, per far carriera o per far fare carriera.

Detto questo, veniamo alla politica.

Ebbene sì, in politica anche la faccia conta. Altrimenti non si spiegherebbe come mai tutti/e (ma proprio tutti/e, eh!) mettano anche la propria foto sui santini elettorali e sui siti Web. Un approccio razionale al voto dovrebbe spingermi a informarmi su di te, sulle tue idee, sui tuoi programmi, sulle tue esperienze, sulla tua coerenza prima di decidere se votarti. E su nient’altro. Sicché questo e solo questo tu dovresti dirmi. Del resto, per quale motivo dovrebbe importarmi il colore dei tuoi capelli o la forma del tuo naso? Invece niente: se non c’è anche la tua foto, la gente non ti vota.

Non solo: la gente è pure sessista. Perché ti vota più volentieri se sei gnocca. E qui il femminile ci sta tutto, e ci sta da solo. Infatti quest’atteggiamento sessista è più frequente negli uomini che nelle donne. Sono più numerosi gli uomini che ragionano coi testicoli delle donne che ragionano con le ovaie. Poi magari non è neppure un comportamento consapevole. Ma di fatto il voto arriva più volentieri dove c’è la bellezza. In un mondo ideale in cui volessimo premiare con il voto solo il merito e il talento, una legge dovrebbe imporre ai candidati, uomini e donne, di presentarsi ovunque velati con il burqa.

20150117cagnotti2Preso atto pure di questo, che fare? Lo spiega bene Greta Gysin, la cui avvenenza e le cui qualità politiche nessuno può mettere in dubbio: in un mondo sessista, in una politica sessista, bisogna giocarsela bene e dimostrare tutte le proprie qualità nei fatti. Se le hai, quelle qualità.

Già, ma le hai? Gysin le ha di sicuro, ma la stessa domanda dovrebbero porsela tanti/e altri/e.

Chi è bello/a, per cominciare. Sei davvero sicuro/a che il tuo bel faccino sia sufficiente per l’impegno che vuoi assumerti? Che altro sai fare nella vita per metterti a disposizione della collettività? Oppure ti hanno solo messo/a lì per andare ai dibattiti anche se non sai niente e non capisci niente, dicendoti “Non ti preoccupare, tanto basta che sorridi”?

Ma pure chi vota. Ok, quello/a è un/a bello/a gnocco/a. Bel fisico, bei muscoli. E poi sì, ha anche tante altre belle qualità. Per esempio suona da Dio il violino o il pianoforte o la zampogna. Oppure scrive capolavori della letteratura o haiku meritevoli del satori. O magari risolve integrali ellittici a occhi chiusi. O forse corre come il vento o nuota meglio di un delfino. D’accordo, ma c’è altro? Ha esperienza politica? Se ce l’ha, cos’ha fatto? Quali decisioni ha preso? Quali sono le sue idee sui temi dell’economia, del lavoro, della socialità, della formazione, delle migrazioni, della democrazia, dell’informazione? A quale ideologia si ispira?

E allora diciamolo: in tante liste, sia per il Gran Consiglio sia per il Consiglio di Stato, c’è il vuoto spinto. No, niente nomi: come ho detto, non voglio riattizzare la polemica. Ognuno si trovi gli esempi preferiti. Ma il fatto rimane: dietro alcune belle facce c’è il nulla.

Dunque la domanda giusta è: chi è davvero sessista? Chi denuncia (magari pure sbagliando bersaglio, chissà?) il vuoto spinto di alcuni/e candidati/e, oppure chi ha messo lì quelle persone solo per la loro avvenenza? Assodato che è gnocco/a, è sessista chi dice “È solo uno/a gnocco/a” oppure chi l’ha messo/a in lista solo perché è gnocco/a?

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