Fabio Pontiggia: 20 anni dopo, in nome della coerenza

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I Governi e i loro servizi oggi sanno di poter contare su questa rete – come detto, una vera e propria multinazionale del giornalismo – pronta a fare da cassa di risonanza e a diffondere i dati e le informazioni che i Governi e i loro servizi reputano utile rendere di pubblico dominio, per i loro esclusivi interessi e obiettivi.

Naturalmente le informazioni che, tramite le testate via via coinvolte e messe in rete, filtrano dalle segrete stanze del potere verso l’opinione pubblica sono selezionate. Certo, i giornalisti che le ricevono possono a loro volta fare verifiche – fino ad un certo punto, tuttavia – e selezionarle ulteriormente: ma la materia prima (i dati) è scelta non da giornalisti, bensì da politici, alti funzionari, esperti dei servizi statali. Sono loro a decidere, in prima battuta, cosa debba uscire alla luce del sole e cosa invece debba rimanere segreto. Siamo di fronte ad una pericolosa prossimità tra il potere statale e la stampa, che rischia di snaturare il ruolo autentico del giornalismo.

Fabio Pontiggia, “Corriere del Ticino”, 10 febbraio 2015

21 febbraio 1995: che accadde quel giorno? Un attentato? Lo scoppio di una guerra? La morte di un personaggio famoso? La nascita di un giovane idolo dei teenager? Macché: un fax. Un modesto, oscuro fax. Passato quasi inosservato e oggi finito nell’oblio. Dal quale però lo ripeschiamo noi.

Un fax spedito da Marina Masoni e indirizzato al “Corriere del Ticino”, all’attenzione di Fabio Pontiggia. Con un lungo elenco di articoli richiesti in campagna elettorale, fra gli altri anche al “Corriere”. Noi lo ripubblichiamo oggi, perché ci sembra sempre attuale ed emblematico della qualità del giornalismo ticinese, in 20 anni ben poco evoluto, per la verità.

La questione dei rapporti fra il giornalista Pontiggia e la politica Masoni fu anche oggetto di interessamento da parte del Consiglio della stampa, del quale pure pubblichiamo la presa di posizione finale. Rileviamo come all’epoca, di fatto, Pontiggia non rispose, limitandosi a non riconoscere alcuna autorità al Consiglio della Stampa.

Fabio Pontiggia oggi è condirettore del “Corriere del Ticino”, un giornale così orgoglioso della propria indipendenza da sbandierarla sopra la testata: “Quotidiano indipendente della Svizzera italiana”. Il 10 febbraio scorso, quasi 20 anni esatti dopo quel fax di Marina Masoni, Pontiggia ha sollazzato i propri lettori con un vibrante editoriale sull’indipendenza del giornalismo e sui pericoli della prossimità con il potere politico. Perché lui, il caro Fabio, non si è mai fatto condizionare dal potere politico. No no no. Proprio no. E chi ne dubita peste lo colga.

Lasciamo trarre ogni conclusione a voi che ci leggete. Tuttavia, prima di giudicare, magari concludendo che il giornalismo ticinese ha toccato il fondo, vi raccomandiamo di aspettare ancora qualche anno, per vedere il prossimo direttore: se e quando verrà il suo turno di prendere la direzione a Muzzano, il Mascellone dallo sguardo ebete arriverà con la pala, pronto a scavare. Per raggiungere nuovi, inesplorati abissi.

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