Grazie, stronzo

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Di

20150210artichoke1

di Artichoke

Siamo al solito baretto, io, i miei amici, il muffin e il tè caldo, che con questo inverno è sempre una piacevole scelta di vita. Gli spicci sono un po’ contati, ma per il muffin buono si risparmia spegnendo il riscaldamento cinque minuti prima.

Presto ci saranno gli esami. Ormai sono ramengo alla ricerca di lavoro. Tra noi, che siamo tutti più o meno in difficoltà e amici da anni, ormai di certe cose si parla meno. Però oggi ci sei tu.

Ci sei tu, che sei una creatura ridicola sotto ogni possibile senso della vita. Sei talmente una caricatura di te stesso che tra un gay e una lesbica riesci a sembrare più maschilista di lui e più femminile di lei. Già ti odio un po’ perché a guardarti capisco perché la gente ha esempi per definire “immorale e deviata” la mia relazione omosessuale.

Però vabbe’, sei un amico di amici, quindi stacce: posso sopportarti. Se la smetti di oscillare quel polso leso e fare la vocetta ti sopporto anche meglio. Arty, in fondo, è un carciofo socievole: gli piace conoscere la gente e sentire cosa ha da dire, anche se quella manfrina ridicola sulle donne che al potere sono peggio e solo un uomo riesce a rimettere a posto una donna, anche perché una donna che non scopa è inavvicinabile e non dovrebbe essere legale che sia responsabile di nulla… beh, quella manfrina mi ha fatto salire un po’ di crimine.

Scopro che sei di fuori, di una città accanto. Sei qui per lasciare curriculum.
Beh, bella.

“Che lavoro fai, stronzetta?”

“Commesso.”

“Ah, figo. Beh, qui è pieno di negozi: con l’esperienza che decanti da mezz’ora, lascerai un sacco di curriculum.”

“No, perché ci sono rimasto tipo troppo male, in questa cittadina non c’è nessun vero negozio, insomma, sono stato in corso, Iggy (l’amico del carciofo qui presente, NdR) mi aveva detto che ci sono un sacco di negozi, e invece sono rimasto davvero deluso, solo robaccia come H&M, Camaieu, Zara, Mango…”

Noi ti guardiamo. Tu ci guardi. Conto le stelle della costellazione dello Scorpione nel vuoto siderale dietro le tue palpebre.

“No, perché io voglio lavorare solo per una grande marca. Sono tipo meglio per i contratti e le provvigioni.”

Penso alla questione S. Antonino/Gucci. Ti rido in faccia e, visto che ti è già chiaro che non ci staremo mai simpatici, tu ricambi con un caparbio sguardo di superiorità.

La mia amica avanza, timida: “Beh, guarda, che sia H&M o Emporio Armani, sai… il contratto collettivo è lo stesso…”

“No, ma non è che io ci voglio lavorare davvero, in questo posto, voglio solo una base temporanea per chiedere poi lo spostamento. E poi voglio un contesto di classe.”

Pago il mio tè, pregando molto forte la Madonna del Sasso perché mi dia la forza di non percuoterti sino a fare di te una macchiolina sullo spigolo rinforzato del bancone.

Ti accompagniamo a fare il giro dei curriculum, e ti vedo snobbare boutique private e Sisley, che non è di livello abbastanza alto. Lasci il CV solo da Armani e Guess.

Poi, finalmente, te ne vai.

Io guardo la tua schiena allontanarsi con la pendula sciarpina rosa reprimendo il crimine che ormai è diventato estremo.

Perché tu non solo respiri la mia aria, ma tu vieni preso da esempio in mezzo a un mucchio di altre persone che con te condividono solo (alla lontana) la classe e la specie.

Tu sei il motivo, o stronzo, per il quale alcuni partiti si permettono di far dichiarazioni pubbliche sui giovani del giorno d’oggi, che non vogliono i lavori umili, sono schizzinosi, sono incapaci di dare valore al lavoro.

Tu sei il motivo per il quale anni di politiche economiche sbagliate vengono sbandierate con fierezza e giustificate. Quelle stesse politiche che a me hanno rubato il futuro. E chi ti conosce anche solo per cinque minuti annuisce al politico che dice che siamo dei bamboccioni viziati. Perché tu, proprio tu, lo rendi vero.

A te e a tutti quelli come te: vaffanculo.

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