Ho sparato al televisore

Pubblicità

Di

20150220zommerman

di Markus Zommerman

faccinaGASzommermannHo appena fatto come Elvis e ho sparato al televisore. Avevo appena finito di guardare un’intervista a Stefano Modenini, direttore di AITI, in cui affermava che in Ticino è in corso “una criminalizzazione degli imprenditori e una preoccupante ostilità verso di loro”. Ho dunque sparato al televisore e poi sono andato nella mia stanza e ho tirato fuori dall’armadio una bandiera dell’Unione Sovietica con il viso di Lenin che avevo messo via dopo l’adolescenza. Sì, ero incazzato. Molto incazzato. Tanto incazzato da passare da moderato a comunista in pochi secondi. Poi mi sono calmato e sono tornato a essere “solo” socialista.

Davvero, Modenini, c’è ostilità verso gli imprenditori? Lei trova? Segua il mio ragionamento, Modenini.

A meno di 12 ore (dodici!) ore dalla decisione delle BNS di rinunciare alla soglia minima con l’euro, abbiamo assistito a “imprenditori” (chiamiamoli così) attivi negli uffici di cambio annunciare la chiusura della propria azienda, licenziando in tronco i dipendenti. 12 ore. 12 ore di cambio sfavorevole. 12 ore bastate a questa gente per lasciare a casa dipendenti che per anni hanno sottopagato (alimentando il dumping) e che per anni hanno bellamente sfruttato per arricchirsi e fare la bella vita. Dov’erano le riserve e i risparmi? Tutti investiti in Porsche Cayenne? Dov’erano gli stop-loss? E i put? Dov’era la conoscenza del mestiere? Ma, soprattutto, dov’è la loro moralità? È facile aprire un ufficio di cambio a 100 metri dalla frontiera (quando la BNS ti garantisce il tasso fisso a 1,20), assumere dipendenti sottocosto (sì, quasi tutti frontalieri, visto che costano meno) e poi chiudere in meno di 12 ore baracca e burattini (tenendosi però il Cayenne, perché quello non può mancare).

A poco più di due settimane dall’abbandono della soglia minima del cambio franco/euro abbiamo assistito a una miriade di società annunciare licenziamenti collettivi, spesso di massa, e drastici tagli salariali (fino al 27%). Gli esempi si sprecano: Fabbri Group, Ferriere Cattaneo, Hugo Boss, Exten, Darwin, Micromacinazione, Mikron. Perfino il Casinò di Lugano, che è parapubblico! Sembra un bollettino di guerra. E ho elencato solo le prime aziende che mi sono venute in mente. Stesse domande di prima: dov’erano le riserve, gli stop-loss, i forward?

Non è che queste aziende (che poi spesso importano dall’estero le materie prime) tra un paio di mesi, quando avranno abbassato i prezzi di vendita (rendendosi più interessanti), recupereranno lo stesso identico margine di guadagno sui prodotti che avevano prima, visto che, appunto, avranno risparmiato nelle importazioni?

Non è allora tutta una scusa, quella del cambio? Una scusa per tagliare senza dover trovare giustificazioni? Una scusa per guadagnare ancora di più? Una scusa per assumere a stipendi ancora più bassi e foraggiare ancora una volta il dumping salariale? Comprare un nuovo Porsche Cayenne, ché quello di adesso è già dell’anno scorso?

Hanno succhiato il territorio fino al midollo per anni. Per esempio, ho letto di quell’imprenditore che, rivolgendosi a un suo impiegato, gli avrebbe detto (stando a Giorgio Fonio): “È già bello che ti pago. Dovresti anche venire a casa mia e farmi le pulizie, comprando tu i prodotti”. E magari dovrebbe pure portarti sua sorella per farti fare un po’ di sesso? Magari sul Cayenne? Questo è schiavismo. Questo è feudalesimo. Ma non è neppure feudalesimo: quello era più umano. Almeno il lavoro dell’uomo veniva riconosciuto.

Sì, signor Modenini, c’è ostilità verso gli imprenditori. Perché gli imprenditori sembrano non sentirsi in dovere di ripagare il territorio da cui attingono e in cui operano. Sono gli imprenditori ad aver iniziato la lotta di classe e ad aver alimentato la guerra tra poveri.

E allora sì, io sparo al televisore. Come Elvis.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!