Il sergente nella sabbia

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Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniJohan Cosar è in Siria a combattere l’ISIS. Cosar è sergente nel nostro esercito e ha deciso che quello che ha imparato lo deve prestare ai suoi ideali. Quali siano, tutto sommato, non è affar nostro. Lui ci dice che ha la coscienza a posto, non è un mercenario. Combatte per difendere donne e bambini dalla barbarie. In fondo è un soldato e fa quello che i soldati sono addestrati a fare, senza ipocrisia: ammazza e insegna agli altri ad ammazzare, perché un lavoro o lo fai bene o non lo fai. E l’esercito svizzero insegna bene.

In fondo Cosar non capisce perché lui non può fare ciò che la coalizione occidentale vorrebbe fare e fa: combattere l’ISIS. E qui Johan ci mette di fronte a un quesito interessante.

Per la legge svizzera, uno Svizzero che combatte per un Paese estero è perseguibile penalmente in quanto mercenario: questa è la nostra legge. Anche pregevole, per certi versi. Se non fosse che di Svizzeri mercenari non è che ce ne siano a carriolate. Dunque Cosar, una volta che rientrerà in Svizzera, sarà sottoposto alla legge militare, che ne sancirà la colpevolezza al di sopra di ogni dubbio.

D’altronde Cosar fa quello che altri Stati fanno legalmente: combattere l’ISIS. Quelli poi magari sono anche degli eroi. Cosar no: lui è un mercenario.

Ma noi, in teoria, siamo neutrali e puniamo il mercenariato. Però insegniamo ai nostri soldati a uccidere (e ci mancherebbe!). D’altronde si insegna ai macellai a tagliare la carne e ai muratori a costruire. Però Cosar può uccidere solo per difendere donne e bambini svizzeri, mica siriani. E – cribbio! – in fin dei conti l’addestramento di Cosar l’abbiamo pagato noi, mica i Siriani.

È un quesito interessante, come dicevo. E se ognuno di noi dicesse la sua? Se aprissimo un dibattito non dogmatico ma ragionevole? Se per esempio sei di origine curda e a Kobane ci sono i tuoi parenti e amici e tu hai imparato nell’esercito svizzero a combattere, che fai?

Davvero, che fai?

Parliamone.

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