Lo strano caso del signor Siccardi

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Di

20150206aspasia

di Aspasia

faccinaGASaspasiaFebbraio 2015: il caso del signor Alberto Siccardi esce dal campo della politica per entrare in quello della psichiatria. Il motivo è solare: non sa quel che dice.

Questo 71enne di Cuneo giunto in Ticino e postosi al seguito politico dell’Uomo delle pulizie (quel Sergio Morisoli già grand commis di Marina Masoni e oggi direttore di un’impresa di pulizie, per l’appunto) si era già distinto quando, accasato allora nell’UDC di Balairatt, aveva fieramente affermato in televisione di assumere i suoi ingegneri dall’Italia perché costano meno. Non meglio ha fatto durante l’ultima trasmissione di “Falò”, affermando ad esempio che un ingegnere uscito da un Politecnico federale non dovrebbe essere pagato più di 4’000 franchi al mese (come una cassiera della Migros, con tutto il rispetto per le cassiere della Migros) e che lui ha tre quarti di dipendenti frontalieri poiché li paga la metà degli indigeni. Da buon novello svizzero ha poi precisato di aver votato Sì il 9 febbraio.

Ma che la competenza del caso Siccardi debba essere trasferita dall’ambito della politica a quello della clinica di Mendrisio non è solo questo ad attestarlo.

Nei giorni scorsi sul “Corriere del Ticino” il fu Cuneese aveva avuto modo di esprimersi a proposito dell’iniziativa popolare sulla civica, che a suo dire viene trattata con ritardo. Il che non è vero, poiché si è nei termini di legge. Mentre non lo si è ormai più per altre iniziative, come quelle socialiste sulla scuola, i cui termini di trattazione sono ampiamente sforati. Tra le affermazioni dell’Uomo nel suo articolo, estrapoliamo: l’iniziativa è combattuta “dai politici e funzionari socialisti che dominano la scuola”, che avrebbero “espresso chiaramente la loro avversità alla democrazia diretta”, per di più dando ai promotori dei “fascisti”.

Il responsabile del DECS Bertoli gli ha chiesto pubblicamente di sostanziare queste gravi affermazioni o di ritirarle. Risultato: una sconclusionata risposta sempre sul “Corriere del Ticino”, nella quale ovviamente non attesta nulla e dice che adesso va a cercare nella sua documentazione se e quando qualcuno ha detto cose del genere. Ergo: non sa quel che dice.

Orbene, per scemata responsabilità, si sa, occorre essere comprensivi. Ma qui di scemenza ce n’è tanta, di responsabilità nessuna.

(G. Crawford)

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