Troppi neri in nazionale?

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Di

20150218giuseppez

di Giuseppe Z.

faccinaGASgiuseppezCi risiamo.

Correva l’anno 2007. La Lega aveva scritto a caratteri cubitali “Troppi neri in nazionale?” e poi anche “Troppi neri sui bus!” sulla copertina de “il Mattino”. La Lega è tecnicamente razzista, e a questa critica è chiaro che vi risponderanno: “Mica siamo razzisti noi, sono loro che sono neri”. Quella volta però era un razzismo subdolo, a uso e consumo per le loro contraddizioni politiche, un’arma di distrazione di massa (vi ricordate?… la Lega che tanto critica il LAC allora non si oppose eccetera eccetera)

Arrigo Sacchi invece non ha interessi di bottega da difendere, non è un palazzinaro come alcuni Leghisti. È un razzista più puro, un ultraleghista. Chissà, magari gli dedicheranno una targhetta in via Monte Boglia.

Affermare che ci sono troppi ragazzi di colore nelle primavere è ignobile, perché fa una distinzione che riporta indietro la lancetta del tempo a quando la dignità umana non esisteva, quando l’uomo europeo considerava gli altri essere umani semplici oggetti, animali buoni da esporre allo zoo.

Cosa ci vuol dire Sacchi? Che il calcio europeo è finanziarizzato e da gioco popolare è diventato una cosca mafiosa di gente che pensa solo ai soldi? E che quindi invece di pensare al vivaio locale cerca i buoni giocatori fuori continente? Forse voleva dire questo. E noi non prendiamo posizione qua sulle strategie calcistiche europee.

Ma c’è una riserva mentale che va smascherata: il colore della pelle non potrà mai mai mai dire niente sulla qualità e la dignità di una persona. Le parole di Sacchi classificano in base a quanta melanina si ha nel corpo. E questo si chiama “razzismo”. A poco serve dire che ha giocato con Rijkaard e Gullit. Ricorda i razzisti americani che però adoravano i trombettisti neri: vanno bene se ti divertono, ma che non parlino.

Il razzismo ha creato le peggiori piaghe della storia umana. I razzisti mi fanno schifo. I razzisti sono pericolosi e vanno condannati, socialmente e penalmente.

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