Elementari diritti, non ricatti

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20150306Scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciLe recenti vittorie sindacali evidentemente a più di qualcuno non stanno andando giù. Su “la Regione” di venerdì scorso è intervenuto un avvocato, Mario Molo, che ha cannoneggiato contro i recenti scioperi, chiedendosi se fossero rivendicazioni di diritti oppure ricatti.

“L’afflusso e l’incremento smisurato di manodopera frontaliera hanno comportato l’adozione di metodi di lotta petulanti”, scrive il Nostro. Si evince che secondo lui un frontaliere non viene assunto dal padronato per risparmiare, ma è uno stronzo che viene qui, rompe i coglioni, ruba il lavoro e, se minacciano di licenziarlo o abbassargli lo stipendio, deve pure stare zitto. Complimentoni, ma le zebette al bar senza laurea in legge dicono le stesse, squalificanti cose.

Arrivando a definirlo “illegale”, insiste dicendo che lo sciopero “non è regolato da una legge specifica” e che i contratti collettivi “prevedono la pace del lavoro”, sicché lo sciopero preventivo non è lecito “perché contrasta con l’impegno di preservare la pace del lavoro”.

Forse, invece che scriverci, i giornali dovrebbe leggerli: caso mai non se ne fosse accorto, il mondo del lavoro è cambiato, grazie al padronato che difende. Perché è lui che assume lavoratori e poi sì, questa volta il termine è usato giustamente, li ricatta mettendoli uno contro l’altro. Una volta l’obiettivo era la pace del lavoro e sociale, dice? Certo. Oggi l’obiettivo è sfamare e vestire i propri figli, quando per grazia ricevuta si ha un lavoro.

Faccia un bagno di umiltà e capisca perché un lavoratore arriva allo sciopero: le garantisco che si sentirà un uomo più fortunato, dopo. E forse serberà meno rancore verso le persone che lottano solo per i propri elementari diritti. Null’altro.

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