Golf & alta velocità

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Di

20150316stephani

di Andrea Stephani

A volte ci sono cose che non capisco. Proposte che mi sfuggono e in cui fatico a trovare non solo la risposta a un’urgenza o a un bisogno diffuso, ma anche solo un minimo di logica e buon senso. Sarà il clima da campagna elettorale – intesa dalla maggior parte dei candidati come una sorta di Carnevale della politica nostrana – ma due proposte di questi giorni mi hanno lasciato sgomento.

Navigando ta un sito e l’altro, mi sono imbattuto in un articolo dal titolo surreale: “Perché il Dipartimento del Territorio blocca il golf?”. Ho provato una sensazione di smarrimento: mai avrei pensato che nel nostro Cantone qualcuno si sarebbe posto una domanda del genere. In sintesi, alcuni deputati al Gran Consiglio di PPD, PLR e Lega hanno interrogato il governo sul presunto ostracismo da parte del Dipartimento del Territorio riguardo alla possibilità di costruire campi da golf (sic!) su terreni agricoli. Campi da golf? È di questo che abbiamo bisogno? Perché? Secondo gli esponenti dei partiti (alto)borghesi, perché

“la destinazione Ticino non potrà mai essere concorrenziale, e nessuno lo vuole, con il turismo di massa; è invece sul turismo di nicchia che occorre puntare e ciò richiede di dotarsi di infrastrutture che, nel rispetto del territorio, siano interessanti e attrattive”.

Sorvoliamo sul fatto che, sulla questione turismo di massa, quegli stessi partiti che vorrebbero oggi puntare su un “turismo di nicchia” hanno sostenuto e avallato la controversa Lex FoxTown che ha spalancato le porte a frotte di moderni schiavi del consumo, trasformando magicamente i clienti compulsivi di prodotti di lusso (ovvero di quelle merci di cui potremmo tranquillamente fare a meno) del noto outlet momò in “turisti della domenica” (mai definizione fu più appropriata). Concentriamoci solo su una questione che i nostri deputati si sono ben guardati dall’evocare: quanti ettari di terreno fagocita un campo da golf? In un territorio martoriato come il nostro – dove gli spazi verdi di fondovalle stanno soffocando, stretti nella morsa di una cementificazione selvaggia e di un inquinamento sempre più spesso oltre le soglie di guardia – davvero qualcuno crede di poter sottrarre una fetta consistente di terreno agricolo per farci un campo da golf e sperare che qualche ricchissimo mentecatto decida di venire a farsi un giro tra le 18 buche stipate tra l’autostrada e il triste panorama delle distese senza fine dei capannoni della logistica che hanno invaso il Ticino? Questa sì che sarebbe un’offerta per un turismo di “nicchia”. Una nicchia al cimitero.

Qualche ora dopo, un altro portale ticinese accettava la sfida che avrebbe incoronato la proposta più demenziale della giornata. Con l’agghiacciante slogan “Yes we car!” un gruppo di giovani candidati ha dato vita al comitato ticinese per il sostegno all’iniziativa per aumentare il limite autostradale a 140 chilometri all’ora e per combattere una regolamentazione “che da dissuasiva è diventata una politica del terrore” nei confronti degli automobilisti. Facciamo astrazione dall’uso ad minchiam delle parole contenute nel comunicato (politica del terrore?… mah!) e poniamoci qualche altra domanda. C’è davvero qualcuno secondo cui il secondo problema più grave dei Ticinesi (il primo è quello di giocare a golf nei weekend cercando di non soffocare a causa delle polveri fini) è quello di poter sfrecciare a 140 km/h in autostrada? Forse che i giovani rampanti e giaccacravattati membri (anche in questo caso, mai termine fu più appropriato) fondatori del comitato in questione pensano di risolvere così il traffico sull’asse Nord-Sud e l’annoso problema della mobilità? Le nostre strade debordano di automobili incolonnate, che viaggiano lente come i somieri medievali sul passo del Gottardo, e loro cosa chiedono? Semplice: di poter sfrecciare liber(al)i e felici con l’auto di papà. Magari pure sulla corsia di emergenza.

Entrambe le proposte vengono da gruppi interpartitici. Il che ci pone di fronte a un dilemma di non facile soluzione: si tratta di iniziative trasversali o di un sonno della ragione che ha contagiato diverse persone indipendentemente dall’appartenenza politica?

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