I tre ometti e le famiglie

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20150318pippy1

di Pippy

Cosa dire dell’uscita dei tre ometti del DSS per parlare del sondaggio sui bisogni delle famiglie? Come minimo che l’ascolto è stato decisamente selettivo e le soluzioni (?) poco lungimiranti o demandate ad altri (per intenderci, aziende e Comuni).

È vero: le famiglie si affidano per il 60% a reti informali. Ma fra 20 anni, quando il ricambio generazionale vedrà le nonne e i nonni al lavoro, sarà ancora possibile far capo a loro?

Solo il 20% si indirizza agli asili nido, anche se considerati di buona qualità… ed è passato giusto un pochino in secondo piano che questi luoghi istituzionali sono un tantinello cari. Forse non bisogna dimenticare che proprio di recente uno studio internazionale indicava come le strutture extrafamiliari più care al mondo siano proprio quelle svizzere. Soluzione: se ne occupino i Comuni.
Complimenti! Le madri ringraziano.

E veniamo al label aziendale “Amica delle famiglie”: una bella idea, ma essenziale è mettere in atto le politiche per implementarla, perché da solo il marchio non basta. Al momento, alle aziende si chiede di garantire salari uguali, orari idonei con quelli scolastici, congedi per malattia, tempi parziali per i genitori e molto altro, ma soprattutto di non licenziare o “punire” le donne che rientrano dalla maternità.

Emerge poi importante la richiesta di un rientro graduale dei genitori al lavoro. Questo presuppone la possibilità di usufruire di un congedo parentale per madri e padri, comprendente anche un congedo paternità pagato. Al momento la stessa Amministrazione cantonale riconosce solo cinque giorni ai neopapà. Però, su questo, silenzio: non sia mai che ci tocca anche pagarlo!

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