L’arte populista

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Di

20150323incadenza

di James Incadenza

Perdonate la captatio benevolentiae, ma non è che io mi strugga di simpatie per la vicesindaca di Lugano. Ma questa volta sarebbe il caso che qualcuno si levasse in sua difesa. E cazzo, che lo si faccia in nome della nostranità. Ma andiamo per gradi…

Il foglio esposto in riva al Ceresio, la bella principessa, qualche anno fa è costato suppergiù 20 mila dollari al proprietario. Se la paternità leonardesca fosse accettata, varrebbe oltre 100 milioni. Cosa ha fatto Masoni Brenni? Ha detto che esiste un dibattito e che la Città dovrebbe evitare di apporre il proprio timbro su un assegno in bianco, anche perché a Lugano nessuno è in grado di attribuirlo. Bene, dico io. Ma se proprio lo dobbiamo mettere, ha aggiunto lei, che se ne faccia occasione di dibattito. Che si scriva sui manifesti “Di Leonardo, forse”. Invece no, al gruppuscolo di trafficatele non è importato nulla, hanno organizzato tutto in pompa magna, con Borradori che ha vestito la faccia di quello che capisce qualcosa. Di dubbi nemmeno l’ombra. E… badabum! Che colpo.

Su Facebook, te pareva, tutti critici son diventati. Che ghiottoneria poter parlare di arte e sparare contro Masoni Brenni in un sol colpo. Mi è toccato leggere candidati, abitualmente usi a distinguere “Maria Maria” di Santana da “Maria” di Ricky Martin, consumarsi in ardite critiche al mondo accademico dell’arte. E giù a lodare Sgarbi: “Che gran critico!”. Ma, dico io, che cazzo ne sapete?

Allora dico no, per piacere, no. E qui torno alla nostranità: Masoni Brenni ha voluto difendere la serietà di una città, la serietà di un Cantone e di una nazione nel fare le cose. Una serietà di metodo. Se la città offre cultura, lo fa per i suoi cittadini. E se mette in mostra un Leonardo è perchè vuole mostrare loro un Leonardo, non un “non si sa bene se”.

Oggi il sindaco ha rimesso i paletti al loro posto. Lui, che di quadri attraverso i bicchieri ne ha visti un sacco, vuole un’arte popolare. Ebbene sì. Ma qualcuno glielo spieghi. L’arte popolare, è un’arte alla portata del popolo, non la partecipazione ebete a una speculazione artistica. Perchè chi assume Sgarbi (uno che ha sul curriculum più ospitate dalla D’Urso che attribuzioni) non lo fa per la sua autorevolezza, ma per la caciara, per lo showbiz.

Ma non è finita qui. Borradori: “A Urbino l’hanno visto in 30 mila”. Pofferbacco! “Chi non è d’accordo si faccia avanti, ma sono i contrari a dover portare i loro esperti”. Pofferbacco bis! Perche l’arte populista è così: dipende da quante persone si mettono in fila come capre e, se a qualcuno non va bene, metta lui i soldi, paghi lui gli esperti di mezzo mondo e li porti a Lugano. Certo, il munifico collezionista non potrà mica pagar di tasca sua gente che viene a dire che il suo bel quadro non vale i mille miliardi che sbraita Sgarbi. Perché a noi non piace l’arte d’élite, piace l’arte populista, l’arte di mandare in vacca anche Leonardo.

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