Una settimana da troll leghista

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Di

20150310zommerman1

di Markus Zommerman

faccinaGASzommermannNon è stato difficile. Per una settimana sono stato un troll leghista. Ho creato un finto account Facebook (scegliendo un bel cognome originario della Leventina, così non potevano dirmi “Tu non puoi parlare perché non sei svizzero”), ho piazzato una bella foto di un F/A-18 elvetico come immagine del profilo (che ha un duplice effetto: dimostra l’attaccamento alle forze armate e alla potenza militare confederata e la gratitudine verso chi ci difende con le armi dalle cattivissime nazioni a noi confinanti), ho condiviso qualche articolo del mattinonline e, soprattutto, ho piazzato in bacheca l’immancabile ritratto di Giuliano Bignasca.

Non è stato difficile. Ho messo Like all’Hockey Club Lugano (non ho capito perché, ma tutti i troll leghisti tengono al Lugano), ho messo Like a Pegida Ticino, al gruppo “Cazzo vuoi frontaliere di merda?”, a “Il Ticino ai Ticinesi”, a “Basta Frontalieri ci rovinate le strade del Cantone” e a “Frontalieri che posteggiano come cani in Ticino”. Ho messo Like anche alla tizia che, in un post di Peter Walder, si lamentava perché, da svizzera, era stata multata in Svizzera (davvero?) per aver svoltato in auto sbattendosene della striscia continua: “Meglio essere beduini”, terminava quel post. E io ho messo Like visto che ero un troll leghista.

È poi bastato scrivere un paio di volte “Föo di ball” e mettere tre punti esclamativi a ogni messaggio per risultare credibile. Tanto credibile da essere letteralmente sommerso da decine e decine di richieste d’amicizia (quasi tutti troll leghisti). Molti di questi, appunto, avevano a loro volta un caccia da combattimento come immagine di copertina, la Patrouille Suisse o al limite il Cervino (simbolo ultimo della maestosità elvetica) e una bella mucca rossocrociata. Ah, dimenticavo le bandiere svizzere. Bandiere svizzere ovunque. Perché le bandiere svizzere (e non ho capito bene come mai) sono di Destra e solo di Destra.

Ma non è stato neppure facile. Non è stato facile condividere tutte quelle puttanate contro l’Islam e l’ebola (sì, ancora girano). Non è stato facile condividere tanti messaggi di odio verso l’Italia e verso i frontalieri (causa di tutti i mali, anche della pioggia e delle scie chimiche) e non è stato facile constatare come tanti candidati, che si dicono “moderati” e “di Centro”, erano a loro volta iscritti alle stesse pagine di cui dicevo. Non è stato facile spegnere il cervello e scrivere le prime minchiate razziste che mi venivano in mente (e scriverle in modo da non beccarmi una denuncia). Non è stato facile constatare di aver ricevuto dei Like per aver scritto dei post in cui auspicavo il carcere a vita per gli stranieri accusati di reati tutto sommato modesti (semplici furti).

Non è stato facile vedere che, dopo aver condiviso la “burla dell’insalata russa” (il post ironico di TicinoInforna in cui si sostiene che Quadri e Gobbi stiano tentando di proibire i nomi non elvetici dei piatti nei ristoranti), c’è anche chi ci ha creduto e l’ha condivisa a sua volta, mettendo Like alla mia affermazione secondo cui i kebab impuzzoliscono le città e fanno chiudere i nostri ristoranti.

Non è stato facile per esempio mettere un Like a tale Saro Grimaldi (che come foto del profilo non ha un F/A-18, ma un indiano, quello finito nelle riserve a causa dell’immigrazione negli Stati Uniti) quando invitava i Socialisti (Lurati, in particolare) a finire “nelle miniere, bastardi”.

Non è stato facile per esempio mettere un Like a tale A-Mary Bellini quando scriveva:

“Ormai, gli abbiamo permesso di TUTTO E DI PIU`, a sti badinazzi… e loro giustamente, si sono presi anche la LICENZA…. DI PISCIARE E CAG…… ANCHE SULLE NOSTRE TESTE !!!! “.

Non è stato facile e non credo che lo rifarò.

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