Corsi di nuoto per profughi

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20150415mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniAncora 400 morti nel canale di Sicilia. Poveretti, ormai non fanno più notizia. Sui giornali di oggi sono finiti in quinta o sesta pagina, taglio basso. D’altronde quelli sono milioni, mica ci si può commuovere ogni volta, se no passeremmo il tempo piangendo.

Però qualcosa bisogna fare. Qualcosa che non ci costi troppo e risolva almeno in parte il problema. Per esempio dei corsi di nuoto.

Perché non è normale che, su un barcone con 550 persone, 400 non sappiano nuotare. D’accordo che è gente che viene da Paesi spesso desertici, ma mica ci vuole una scienza. Probabilmente sono anche pigri, altrimenti imparerebbero, mentre aspettano i passatori sula costa, almeno a fare quatto bracciate. Così, per ingannare il tempo.

Propongo allora di istituire dei corsi di nuoto. Si creerebbero anche dei posti di lavoro: un bagnino ogni 25 profughi. Li si manda con una nave da crociera sulle coste libiche o in quei posti dove si ammassano ‘sti disperati.

Io sono per prendere i problemi a monte e, come si dice, invece di regalargli l’acqua insegnagli a costruire un pozzo. Appunto: insegniamogli a nuotare. Se poi insieme gli regaliamo dei salvagenti, magari sponsorizzati da banche e assicurazioni, (non robe care, eh?… cinesate di gomma da 2 euro), rischiamo di diminuire di un buon 80% gli annegamenti. Un successo.

Cosa volete di più? Noi ci scarichiamo la coscienza, creiamo posti di lavoro e i profughi sono contenti. O almeno più contenti di prima.

“Vedi vedi vedi vedi vedi, caro amico, / cosa si deve inventare / per poter riderci sopra, / per continuare a sperare…”

Così cantava Lucio Dalla. Noi speriamo sempre. Che qualcosa migliori, che riconosciamo in quei morti le donne, gli uomini e le loro storie. Che capiamo la loro disperazione e il loro sogno che vale la morte. E che dobbiamo per forza fare qualcosa se non vogliamo tra qualche anno in spiaggia, invece delle conchiglie, raccogliere i cadaveri.

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