Expo 2015, divorando noi stessi

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniUn’Expo sull’alimentazione: mmmh… sì, bella idea. Io amo l’alimentazione. Mi alimento almeno tre volte al giorno e provo un gran gusto nel cedere alle lusinghe della gola. Se poi la gola è davvero peccato, io mi sono guadagnato l’inferno da decenni. Del resto non è colpa mia: la mia era una di quella mamme per le quali l’ingrasso dei figli era un dovere devozionale.

Dunque quest’Expo parla di alimentazione. Un tema mica da poco: un’esperienza che noi umani condividiamo tutti, come l’amore o il dolore. Un’esperienza che ci affratella. È anche vero che magari la cucina aborigena dell’Australia non incontra i favori di un palato ugrofinnico, ma non stiamo lì a sottilizzare. L’aspetto buffo è però che il cibo è diventato un problema. Sia per chi ne ha troppo, sia per chi ne ha troppo poco.

Che mangiare poco creasse problemi già lo si sapeva. La fame ci ha accompagnati per secoli, ma ora che ne siamo usciti abbiamo il problema opposto e allora dobbiamo continuamente metterci a dieta per non ammalarci di troppo cibo. Che ironia. Addirittura ai giorni nostri, nel ricco e moderno Occidente, sono i poveri a pagare il prezzo della stra-alimentazione, gonfiandosi di cibo spazzatura e diventando iper-obesi. Per cui, se l’assunto del passato era “ciccio=ricco, magro=povero”, oggi è il contrario. Se invece andiamo nei Paesi emergenti ritroviamo i rassicuranti canoni della tradizione: se uno ha le pezze al sedere, allora è magro come un picco.

Io parlo regolarmente coi miei figli di alimentazione: cerco di salvarli dal grasso strisciante, tentando di far passare idee naturali e concetti a chilometro zero. Però, nonostante il mio entusiasmo nel propinargli minestre di ortiche, gigli asiatici sbollentati e insalate di tarassaco, loro mi guardano con un misto di scetticismo e compassione, cedendo alle blandizie dell’hamburger appena possono. Sono sicuro che riuscirei a fare di meglio se solo trovassi un po’ più di sponda nei miei affetti.

Quella per un’alimentazione sana è dunque una lotta che divide le famiglie, che crea fratture quasi insanabili. Un vero Röstigraben con fossati di ragù, sentieri di salsicce e montagne di purè: una geografia di cibi più o meno letali ma tutti saporitissimi. Sull’altro fronte, lo sparuto esercito delle erbe selvatiche, degli insetti fritti e dei formaggi bio da 200 franchi al chilo.

Ben venga allora un’Expo che magari, e dico magari, riesca ad aprire gli occhi a questi golosi pargoli, figli di un benessere che lentamente sta divorando se stesso.

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