Investire nella cultura, non tagliare

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciLa Commissione delle finanze del Consiglio nazionale ha chiesto una corposa riduzione, di ben 65 milioni di franchi, dei fondi destinati alla cultura per il periodo 2016-2020. Un grave, gravissimo errore.

Un Paese che sceglie deliberatamente di non investire sulla cultura, soprattutto in un momento di difficoltà come questo, decide di non preoccuparsi per il proprio futuro, per i nostri ragazzi, per tutte quelle attività che invece avrebbero il compito di salvare dal degrado nel quale ci stiamo ficcando con mani e piedi.

La cultura non è solo una mostra o un convegno: la cultura è la nostra storia, il nostro passato, presente e futuro. Basterebbe vedere il livello medio degli utenti di Facebook per capire quanto i fondi per la cultura dovrebbero essere aumentati: l’insulto più in voga, ultimamente, è “intellettuale”, seguito da “professore”.

Capito? Aver studiato, essere acculturati, sapere i congiuntivi per più di qualcuno è materia d’insulto, una cosa di cui vergognarsi. I nostri ragazzi hanno tutto il diritto di non finire in quel vortice. Perciò bisogna aiutarli. Come? Con musei, biblioteche, teatri, arte, luoghi di incontro e scambio: con la cultura ci giochiamo il futuro di una generazione.

Generazione che non dovrà avere al suo interno neanche un coglione che pensi a “intellettuale” come a un insulto, ma come a un complimento.

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