La riscossa del ranuncolo

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Di

20150415cassandra

di Cassandra

Il ranuncolo è un fiore umile e grassoccio. I suoi boccioli sono pieni e cicciotti, sembrano esplodere di salute. Sono belli e di mille colori: gialli, rosa, rossi, bianchi. Ma probabilmente pochi di voi sanno come sono fatti.

Facile essere rose. Belle, eteree, si spiegano nella loro arrogante bellezza. Tutti regalano rose. Rosse per l’amore, gialle per la gelosia, bianche per la purezza. Ci sono centinaia di varietà di rosa: la tea, la cinophylla, la gallica, la hibernica, la minutifolia, la rubiginosa… Il ranuncolo no. Lui è il ranuncolo. Umile e grassoccio. Nessuno regala ranuncoli all’amante. Anche Max Havelaar propone le rose e i tulipani, ma niente ranuncoli.

Ranuncolo è un nome che si fa anche fatica a ricordare. Mio marito, quando gli chiedo quali sono i miei fiori preferiti, cita i nasturzi. Niente da fare: non gli entra in quella zucca.

Lo ammetto: io mi riconosco nel ranuncolo. È il mio alter ego floreale. Bello e cicciotto, col gambo pelosino. Umile, però con una certa aria aggressiva.

Il ranuncolo è un po’ il fiore popolare, in contrapposizione alle rose borghesi o addirittura nobili. Nessuno se lo fila. Il garofano o la rosa rappresentano i Socialisti. I gigli i re di Francia e un sacco di altri nobilastri. Il crisantemo è il fiore nazionale del Giappone. Il ranuncolo no. Poverino, è un po’ come me: sono carina, curvy e sgobbo dalla mattina alla sera, ma nessuno mi considera. Poi basta che arrivi una stangona col tacco 12 e le autoreggenti e io scompaio.

Io sono per la rivalutazione del ranuncolo, per la sua riscossa. Da domani niente più rose, garofani o tulipani. Regalate nasturzi alle vostre mogli… no, come si chiamava, già?

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