L’importanza dell’umiltà

Di

20150322artemisia

di Artemisia

faccinaGASartemisiaLa Svizzera è un paese meraviglioso. È un paese di forti tradizioni, contrasti e mediazioni sociopolitiche raggiunte nel corso di secoli e con una certa difficoltà. È un Paese di cui essere orgogliosi, una patria ricca che si è sempre preoccupata del benessere dei cittadini e che ha dato molto facendo diventare altri cittadini, le cui generazioni sono ora zelanti e grate parti integrate della popolazione.

La Svizzera finiva di accettare il diritto e la necessità e la giustezza del voto alle donne poco più di 25 anni fa.

Era infatti il 1989 (l’anno in cui cadde il Muro di Berlino) quando il cantone Appenzello Interno, sotto la pressione del Tribunale Federale, concesse il voto alle cittadine nella Landsgemeinde sulle questioni cantonali. Su quelle federali il traguardo era già stato raggiunto 20 anni prima.

Ricapitoliamo allora cos’era e com’era il 1989.

I Sovietici in quell’anno si ritirano dall’Afghanistan, mentre Salman Rushdie riceve la sua (prima) condanna a morte. “Ti lascerò” di Anna Oxa vince Sanremo. Nasce ufficialmente Internet (anzi, il World Wide Web), Pristina viene occupata e il Game Boy compare sugli scaffali dei negozi. In TV il celebre cartone animato “Ranma 1/2” viene trasmesso la prima volta e i Pink Floyd si esibiscono a Venezia nel loro celebre concerto gratuito, e qualche mese dopo ci sarà “ The Wall” sulle macerie del Muro di Berlino. Finisce la guerra civile libanese. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva la convenzione dei diritti dell’infanzia. In Italia nasce la Lega Nord e nello stesso periodo Papa Giovanni Paolo II riceve Gorbacev. Iniziano a cadere uno a uno i governi comunisti che erano oltre la sventrata Cortina di Ferro. Nelle nostre radio esplodono “ Viva la Mamma” di Edoardo Bennato, “Like a Prayer” di Madonna e l’esotica “Lambada” di Kaoma, quella sulle note della quale J.Lo ha rifatto recentemente un singolo di successo, poi “ Almeno tu nell’universo” di Mia Martini e “Personal Jesus” dei Depeche Mode e “Diavolo in me” di Zucchero. Va in onda la prima puntata dei Simpson. Marilyn Manson inizia a fare musica con il suo gruppo. Al cinema piangiamo tutti con titoli come “L’Attimo Fuggente” e “ A spasso con Daisy”, poi ci esaltiamo con il primo Batman (quello di Tim Burton, con Jack Nicholson che fa Joker) e Ghostbusters 2, e ovviamente non c’è donna che non abbia visto almeno una volta “Harry ti presento Sally”, rivendicando con orgoglio di essere di quelle donne “con la crema a parte”, mentre “Indiana Jones e l’ultima crociata” (quello con Sean Connery) si è stampato per la prima volta nelle nostre retine. Tutti i bambini sono in visibilio per la Sirenetta. I Premi Oscar vengono divisi in un’incetta paurosa da “Rain Man” e “Le relazioni pericolose”, dove volti come Keanu Reeves e Uma Thurman si affacciano al grande pubblico nelle loro prime apparizioni.

Tutto questo era praticamente ieri, tanto che sono ricordi della giovinezza di molti. Intanto, se nostra zia abitava a Appenzello Interno, non poteva votare sulle questioni cantonali.

Quando sosteniamo che dovremmo difendere le nostre tradizioni e le nostre radici e non lasciarci invadere da idee moderne che ci snaturano, dobbiamo stare attenti. Il progresso sociale e civile è inarrestabile ed è un processo positivo, che ha portato al nostro attuale benessere sociale attuale. 25 anni fa alcune donne nella nostra patria, nella democratica, civile, splendida Svizzera, non avevano il diritto di decidere e di votare. E ancora qualcuno non glielo voleva concedere, perché la tradizione non voleva questo.

“Abbiamo sempre fatto così” non può essere un motivo. Perché nasconde quello vero: “Ho paura di cambiare”.

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