Razzismi e razzisti

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Di

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciSarà anche vero che nel mondo ormai non è rimasto più niente da salvare, ma certi fenomeni sociali non andrebbero presi tanto alla leggera. Uno più di tutti: il razzismo di ritorno, di chi ce l’ha fatta, di chi una volta era straniero e ora, da cittadino, applica agli stranieri, in generale, dei trattamenti che neanche Robbiani e Salvini messi insieme.

Un comportamento che fa schifo, senza cercare perifrasi da sociologi, perché vedere figli di stranieri giocare a fare gli xenofobi è triste e avvilente sul serio. Com’è avvilente girare per Facebook e trovare commenti da denuncia anche a firma di cognomi di ogni angolo del mondo, la cui traduzione non è altro che: “Io ce l’ho fatta, ora tu non mi rompi i coglioni”. Di riffa o di raffa chi ha un cognome non da patrizio di Camorino il razzismo di qualche idiota, sulla sua pelle, lo ha sempre vissuto, lo conosce, sa quanto sia umiliante e destabilizzante. Ma non gliene frega niente, perché ora si sente un Guglielmo Tell con la balestra in mano.

“Io ho raggiunto il mio benessere, dei cazzi degli altri non mi interessa”: questo è il riassunto dell’illuminante pensiero del razzista di ritorno. Chi è nato in Svizzera da genitori emigrati dal proprio Paese per lavorare oggi è in prima linea per sbarrare le frontiere. Chi è arrivato da neanche dieci anni si crede di poter gestire il transito di cittadini stranieri come fece il commissario Zschokke due secoli fa. Chi viene da Paesi europei spara a zero sui giocatori di colore della Nazionale di calcio. Non è una regola generale, ma di fatto molti sono proprio così. Questa è l’amara verità.

Applausi.

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