C’è posto per un’area progressista?

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Di

ducrydi Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciJacques Ducry è persona perbene e intelligente, dalla mentalità aperta, elastica, pronta sempre a immaginare nuovi percorsi e nuove sfide.

Nell’intervista apparsa sabato mattina su “La Regione”, il neodeputato del PS ha lanciato l’idea che è stata, in fondo, la motivazione della sua candidatura in Gran Consiglio: formare un’area di Centrosinistra che possa ambire a rappresentare il 25% dell’elettorato. Non un’accozzaglia di partiti e movimenti, ma qualcosa che ruoti attorno a parole d’ordine come lotta contro ogni ingiustizia, laicità, ambiente.

Concetti importanti quelli esposti da Ducry, soprattutto perché arricchiscono un dibattito che appare sempre più schiacciato su temi sì importanti come lavoro e frontalierato, ma ormai usati sempre più come slogan o, peggio, come temi acchiappa voti e che all’atto pratico, prova ne è il comportamento di Gobbi e Zali sull’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, vengono messi nel dimenticatoio dai loro portabandiera. Ducry parla di rapporto tra Stato e cittadino, di laicità, temi fiscali e sociali, gestione del territorio “non tanto nell’ottica del traffico generato dai frontalieri” ma inserita in un discorso più ampio.

Ecco, ampliare il discorso, il dibattito: questo dice Ducry. Ed è un’ottima risposta a chi, da un mesetto a questa parte, sta giocando al massacro: in politica ci vogliono equilibrio e, soprattutto, lungimiranza. Jacques Ducry coglie nel segno e l’area progressista, tutta, dovrebbe far tesoro di questo modo di fare vera politica. Non con crepitii e colpi bassi, ma con progetti il più possibile di ampio respiro e lunga durata.

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