Eliseo vs Santa Sede: 3, 2, 1… Fight!

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20150424artichoke

di Artichoke

Papa Francesco è amato. Amatissimo. Più di quanto era amata quella ciabatta che somigliava all’Imperatore Palpatine, Joseph Ratzinger, il teologo duro, latinista, dogmatico, tetesko. Durante tutto il mandato di Ratzinger, affettuosamente rinominato dalla gioventù “Ratzinga” o “B16”, la gente, ogni volta che si arrivava sull’argomento, rimpiangeva quel buonuomo, quel santo di Giovanni Paolo II. E il Papa che c’è ora gli somiglia. Ma in meglio.

Buono, altruista, vicino al popolo e ai giovani, ma non solo! Meglio, meglio! Più umiltà, più vicinanza al popolo, più apertura ai gay, più apertura ai divorziati, più telefonate al pueblo, più coriandoli, più festoni!

Una delle dichiarazioni che l’anno scorso aveva fatto più scalpore fu, in effetti, l’apertura (apparente) della Santa Sede nei confronti degli omosessuali. Che poi ci avete creduto molto forte voi eterosessuali: noi froci, lungimiranti nella nostra diffidenza, avevamo ascoltato ben bene quelle paroline decontestualizzate dalla stampa internazionale, cercando di capire cosa significasse davvero. I finocchi più disillusi, tra cui il carciofo scrivente, hanno subito sentito un po’ di puzza di populismo, di mossa pubblicitaria. Il tempo ci avrebbe smentiti? Pare di no.

Da circa quattro mesi è in corso un braccio di ferro tra l’Eliseo e il Vaticano. Il presidente francese François Hollande ha designato come ambasciatore francese presso Città del Vaticano tale Laurent Stéfanini. Un uomo con tutte le carte in regola. Nel pieno della sua maturità (ma non un Matusalemme, come spesso si vede in ambito politico), cattolico da sempre, personaggio di spicco della diplomazia francese con importanti incarichi vicini al presidente (dapprima Sarkozy e poi l’attuale Hollande) e in seno agli Affari Interni in relazione a questioni di interesse religioso, già fortemente legato alla Santa Sede presso la cui ambasciata è stato a lungo il numero 2…

…eppure. Eppure la sua candidatura langue. In un recente incontro, Papa Francesco in persona gli ha confermato il rifiuto della sua approvazione. E gli ha ribadito di ritenere la sua nomina un gesto di provocazione da parte di quei malandrini dei Francesi nonché un tentativo di “forzargli la mano”. E non gli è piaciuta la legge del “Mariage pour Tous”, la nuova e splendente e modernissima legge sul matrimonio parificato in Francia. Secondo quel che riportano i giornali, Francesco ha specificato con molta cortesia di “non avere nulla personalmente contro di lui”. Però, insomma, diciamocelo: Stéfanini è gay, o almeno così si dice. Non essendoci alcuna motivazione pubblica per il rifiuto del Vaticano, si tratta della ragione ritenuta più probabile del rifiuto vaticano e papale. Insomma, Stéfanini al Papa non piace.

E non può piacere. Il Vaticano è uno Stato a base teocratica, nel quale la modernità di pensiero degli Stati laici si infiltra difficilmente. I rapporti economici, morali e legali con questo Stato sono da sempre al centro di molti dibattiti, dai Patti Lateranensi alle esenzioni delle tasse, fino agli eclatanti scandali di natura legale affrontati dal diritto ecclesiastico con difficilissima interazione negli Stati dove i crimini sono avvenuti.

Considerata l’immunità diplomatica, la Francia è giustificata nel proporre un candidato per lei perfetto, ma incompatibile con la moralità del luogo al quale l’ambasciatore è destinato? È davvero il candidato perfetto, pur considerando che le competenze e i meriti ci sono tutti, se la libertà della sua nazione d’origine gli ha permesso scelte personali incompatibili con la Santa Sede? Dopo tutta l’approvazione raccattata dal Papa con le sue affermazioni liberali, può il Pontefice permettersi di mandare avanti questo battibecco svelando posizioni molto meno “friendly” di quel che ci aveva fatto credere?

La Francia non cambia candidato e non sta nemmeno cercando un’alternativa. Inoltre Stéfanini ha il sostegno personale del cardinale di Parigi, sebbene sia solo un sostegno informale, perché in fondo è una questione tra Stati. Quindi le tensioni sono destinate a crescere.

Ma sapete quale è la circostanza più divertente? Monsieur Stéfanini non ha mai dichiarato pubblicamente la sua omosessualità: è un uomo discreto, conosciuto proprio per la sua discrezione. Che sia effettivamente gay o meno, la Francia non sta certo mandando il carro di punta del Gay Pride a Roma, in un tripudio di glitter e boa di piume.

Insomma, vedremo. Io, comunque, preferivo l’impopolare onestà di Ratzinger.

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