Gli URC e la cavalleria polacca

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20150527t800

di T-800/101

Che gli URC facciano schifo si sa da un pezzo. Oggi però le statistiche ci dicono che per 9 ticinesi su 10 gli Uffici regionali di collocamento non sono serviti a un fico secco. Perché? Possiamo fare delle ipotesi, senza crocifiggere subito il personale che, come in tutte le strutture, conta persone degne e lavoratrici e lazzaroni innominabili

  1. Gli Uffici regionali di collocamento sono basati su un modello vetusto, risalente a tempi di vacche grasse in cui, appunto, questi uffici servivano a poco o a nulla. Diciamo che erano come la cavalleria polacca nella Seconda guerra mondiale: bella e folcloristica in tempo di pace, inutile contro i panzer tedeschi.
  2. L’impiegato dell’URC ha, a quanto pare, una quota di disoccupati da smaltire annualmente. Questo non aiuta a vedere il disoccupato come un essere umano in cerca di dignità, ma come un numero con cui fare statistica.
  3. Da anni si parla di disoccupazione. Ma le modifiche apportate agli Uffici regionali di collocamento sono risibili. La politica ha cercato di affrontare (per modo di dire) la disoccupazione sul territorio, scordandosi completamente della base, che sono gli URC. Queste strutture dovrebbero essere le prime dare degli input e a fungere da collegamento tra lo Stato e le aziende.

A questo punto ci si domanda perché il sistema scandinavo non venga ripreso anche un po’ più a Sud, in una realtà come la nostra che è simile, per struttura sociale e mentale, a quella nordica.

Dunque rafforzare la posizione dei sindacati e favorire una partnership tra datori di lavoro, sindacati e Governo, per cui i termini per regolare il lavoro siano negoziati tra queste parti sociali piuttosto che essere imposti dalla legge.

Il modello svedese, ad esempio, si basa sul principio di attivazione e non di collocazione. La Svezia spende cifre ingenti per creare una formazione continua per i suoi disoccupati, costringendoli ad allargare i propri orizzonti e tenendoli continuamente attivi, evitando così burn out dovuti alla depressione provocata dalla ricerca di lavoro, già di per sé umiliante come effettuata oggi.

La politica ha posto in atto numerose misure di accompagnamento e progetti esterni. Però ha lasciato quasi inalterata la base, cioè gli URC, che sono in fin dei conti il principio da cui dovrebbero partire tutti gli input per i successivi anelli della catena. L’impiegato dell’URC deve prima di tutto essere un entusiasta coach del disoccupato e non un memento mori della sua condizione.

I neuroni ci sono: attiviamoli e creiamo le sinapsi.

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